In un momento storico in cui l’incertezza domina le scelte economiche e personali degli italiani, il ruolo del consulente finanziario diventa più che mai cruciale. Non solo come guida tecnica nelle scelte di portafoglio, ma come costruttore di fiducia, educatore all’ottimismo e promotore di una cultura dell’investimento che guardi al futuro con consapevolezza e determinazione.
È proprio da questa prospettiva che nasce lo studio promosso da Schroders in collaborazione con il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali). Il rapporto, dal titolo “Investire è coltivare l’ottimismo. Il valore sociale dell’investimento”, propone una riflessione profonda sul modo in cui gli italiani vivono l’idea di investimento – non solo finanziario, ma anche personale e sociale – e su come l’ottimismo, l’impegno e la fiducia possano diventare strumenti concreti per costruire benessere individuale e collettivo.
L’Italia non è solo un Paese rassegnato
La ricerca parte da un presupposto scomodo ma reale: l’Italia viene spesso descritta come una nazione affetta da immobilismo e attendismo cronico, vittima di una “sindrome della medietà mediocre”. Tuttavia, i dati raccolti dal Censis rivelano un quadro molto più complesso – e per certi versi incoraggiante.
Accanto a una parte del Paese segnata da sfiducia e pessimismo, esiste un’Italia che crede nell’impegno, nella costanza e nella possibilità di migliorare attraverso l’investimento, in ogni ambito della vita: economia, lavoro, formazione, relazioni.
Solide maggioranze, comprese tra il 65% e l’85% degli intervistati, manifestano una cultura positiva dell’investire: sono persone convinte che il successo dipenda dalla propria determinazione e che l’ottimismo sia una scelta possibile e necessaria.
Non si tratta solo di investire denaro, ma di impiegare tempo, energie e risorse per ottenere risultati futuri. Questo modo di pensare, secondo il report, rappresenta un valore sociale: investire non è solo un atto individuale, ma contribuisce al progresso della collettività.
Gli italiani e l’investimento: quattro profili che raccontano il Paese
La ricerca individua quattro profili di italiani, basati sul loro rapporto con l’investimento e sul grado di fiducia nel futuro.
Gli Investitori imperterriti (19,2%)
Sono la minoranza più attiva e positiva. Per loro, investire è uno stile di vita. Credono nell’impegno e nella costanza, ritengono che i risultati derivino dallo sforzo personale più che dal caso o dal talento, e collegano il successo economico al benessere personale. Sono spesso adulti tra i 45 e i 64 anni, con un buon livello di istruzione e figli a carico.
Gli Investitori attendisti (42,4%)
Rappresentano la maggioranza relativa del Paese. Sono consapevoli dell’importanza di investire, ma restano bloccati dal pessimismo e dall’incertezza. Sanno che l’impegno paga, ma non riescono a tradurre questa convinzione in azione. Sono, in sostanza, gli italiani “pronti ma fermi”, quelli che potrebbero investire di più se solo recuperassero fiducia nel futuro.
Gli Inerti impauriti (25,1%)
È la categoria più fragile, composta in gran parte da giovani adulti tra i 18 e i 34 anni, professionisti intermedi e residenti nei piccoli comuni. Sono pessimisti, sfiduciati, convinti che l’impegno non basti e che la fortuna governi i destini. Il loro approccio fatalista giustifica l’inerzia e alimenta una visione autoconsolatoria del presente.
Gli Incerti inibiti (13,3%)
Vivono sospesi nell’incertezza. Hanno subito l’impatto delle crisi globali, dal Covid in poi, e faticano a credere che investire – in qualsiasi forma – possa portare benefici nel lungo periodo. Si muovono poco e male, frenati dal timore di sbagliare.
Dalla combinazione di questi profili emerge un messaggio chiaro: l’Italia non è condannata all’immobilismo.
Esiste una minoranza solida e attiva (gli imperterriti) e un vasto gruppo di “attendisti potenziali” (quasi il 40%) che potrebbero diventare investitori consapevoli se solo ritrovassero fiducia e motivazione.
Finanza e benessere: un legame sempre più riconosciuto
Un altro dato centrale dello studio riguarda la percezione del valore dell’investimento finanziario. Il 40% degli italiani dichiara di essere pronto a dedicare più tempo, energie e risorse alla finanza e alle scelte di investimento.
Non per semplice profitto, ma perché l’investimento viene ormai percepito come uno strumento per vivere meglio, per realizzare i propri desideri e per costruire un benessere soggettivo e quotidiano.
Questo segnale rappresenta una grande opportunità per il mondo della consulenza finanziaria. I consulenti possono trasformare questa disponibilità in partecipazione consapevole, aiutando i clienti a collegare le proprie scelte finanziarie a obiettivi personali concreti: casa, famiglia, sicurezza economica, pensione, serenità.
Quando l’investimento diventa parte integrante di un progetto di vita, l’ottimismo cresce e si alimenta un circolo virtuoso tra fiducia, impegno e risultati.
I giovani: tra paura e voglia di fare
La ricerca dedica un focus importante ai giovani italiani, che appaiono come la categoria più contraddittoria. Da un lato, sono i più pessimisti e i meno convinti del valore dell’impegno; dall’altro, sono anche i più pronti ad agire: il 46,2% si dice disposto a dedicare più tempo e risorse agli investimenti finanziari.
Vivono in un contesto dominato dai social, dove la cultura del guadagno facile e immediato è fortemente diffusa. Ma al tempo stesso mostrano una curiosità e un’apertura verso la consulenza professionale, soprattutto se accompagnata da percorsi di educazione finanziaria e trasmissione intergenerazionale dei valori del risparmio.
Per i consulenti, la sfida è doppia: coinvolgerli emotivamente e guidarli con competenza, aiutandoli a distinguere tra investimento e scommessa, tra crescita e illusione.
Il ruolo centrale della consulenza e dell’asset management
La ricerca Schroders-Censis conferma che la professionalità e la preparazione sono ampiamente riconosciute come requisiti fondamentali per ottenere risultati. La convinzione che impegno e competenza facciano la differenza è così diffusa da includere sia gli investitori attivi sia quelli attendisti.
Questo rappresenta un forte endorsement al ruolo del consulente finanziario: la sua presenza rassicura, orienta, motiva e traduce il potenziale di fiducia in azioni concrete.
Anche gli asset manager sono chiamati a fare la loro parte. Oltre a generare rendimenti, devono contribuire alla diffusione di una cultura dell’investimento positiva, contrastando la narrazione disfattista e promuovendo un racconto fondato su dati, prospettive e fiducia.
Perché un risparmio ben gestito non è solo una forma di tutela patrimoniale, ma una fonte di serenità e di ottimismo. E quando la fiducia cresce, cresce anche la prosperità del Paese.