Economia

Da banche e assicurazioni 11 miliardi in tre anni: le coperture per la manovra

La manovra finanziaria 2026-2028 del Governo Meloni poggia su una dote complessiva da oltre 11 miliardi di euro provenienti dal settore bancario e assicurativo. È quanto emerge dal Documento programmatico di bilancio (Dpb) inviato alla Commissione europea, che prevede per il prossimo triennio un contributo strutturale — e non una tantum — a carico del comparto finanziario.
L’obiettivo è consolidare le entrate e garantire la sostenibilità del quadro dei conti pubblici in vista della progressiva uscita dell’Italia dalla Procedura per Disavanzi Eccessivi.

Secondo le tabelle del Dpb, le “misure a carico del settore finanziario e assicurativo” garantiranno 4,4 miliardi nel 2026, pari allo 0,19% del Pil. La stessa percentuale sarà replicata nel 2027, mentre nel 2028 la quota scenderà allo 0,10%. Nel complesso, le risorse supereranno gli 11 miliardi nel triennio. Si tratta di un contributo che il governo ha deciso di rendere stabile e ricorrente, trasformandolo di fatto in una leva strutturale di bilancio.

Contributo banche, sul piatto misure per almeno 4 miliardi

Entrando nel dettaglio, l’esecutivo ha messo sul tavolo una tassazione aggiuntiva per gli istituti di credito, destinata a garantire un gettito complessivo di almeno 4 miliardi. Accanto al rinvio delle Dta (Deferred Tax Assets) per il biennio 2026-2027, è in discussione un’imposta sostitutiva legata alla distribuzione, come dividendi, degli utili accantonati nel 2023 e destinati finora a rafforzare il patrimonio bancario.

Il governo ipotizza un meccanismo di “affrancamento” delle somme accantonate: gli istituti potranno distribuire gli utili pagando un’imposizione ridotta rispetto all’aliquota ordinaria del 40%, fissata al 27,5%. L’incasso per l’erario sarebbe di circa 1,7 miliardi, che salirebbero a 1,86 miliardi nel caso di un’aliquota al 30%. L’affrancamento non sarebbe su base volontaria: per chi non aderirà, verrebbe introdotta un’imposizione sui dividendi futuri, nella convinzione che una parte delle riserve sarà comunque distribuita.

Il combinato disposto tra affrancamento e rinvio delle Dta garantirebbe un gettito di circa 3,7 miliardi, destinato a superare i 4 miliardi se si considerano anche le imposte sui dividendi distribuiti, pari al 26%. La misura si accompagna a un anticipo di liquidità per lo Stato e a un rafforzamento delle entrate strutturali nel triennio.

La prospettiva di una nuova imposta non piace alle banche, preoccupate per gli effetti sulle quotazioni dei titoli e sulla redditività del settore. La giornata di ieri è stata scandita da un fitto calendario di incontri tra il governo e i vertici dell’Associazione bancaria italiana, senza che sia stato raggiunto un accordo.

Le altre coperture: Pnrr e tagli ai ministeri

La prima fonte di risorse resta comunque la rimodulazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La revisione del Pnrr vale nel 2026 lo 0,22% del Pil, pari a circa 5 miliardi di euro, una cifra superiore al gettito atteso dal settore finanziario. Seguono i tagli ai ministeri, stimati in 2,3 miliardi (pari allo 0,1% del Pil) per il prossimo anno.

La spending review proseguirà poi nel biennio successivo, fino ad arrivare a circa 3 miliardi nel 2028. In totale, il pacchetto di coperture supera i 20 miliardi, includendo anche interventi sulle partecipate pubbliche e la ricalibrazione di alcuni fondi europei in esaurimento.

Le misure principali

Sul fronte fiscale, il governo conferma la volontà di ridurre la seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%, ma i benefici saranno concentrati sui redditi medio-bassi. Per i contribuenti con redditi elevati, l’effetto sarà pressoché neutro. L’esecutivo punta così a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e a rafforzare la domanda interna, mantenendo al contempo un profilo di equità redistributiva.

Tra gli interventi di natura sociale trovano spazio anche il finanziamento della riforma sul ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare, il potenziamento del bonus per le lavoratrici madri con almeno due figli e redditi inferiori ai 40mila euro annui, e il rifinanziamento biennale della “Carta dedicata a te”, destinata all’acquisto di beni alimentari di prima necessità. È inoltre prevista una revisione dei criteri Isee, con un innalzamento della soglia di esclusione per la prima casa e maggiorazioni per i nuclei familiari con due o più figli.