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La partita più delicata della legge di bilancio 2026 si gioca sul fronte bancario. Il governo punta a un gettito complessivo di circa 4,5 miliardi da banche e assicurazioni per coprire una parte della legge di bilancio, ma il negoziato con gli istituti resta in alto mare. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, impegnato a Washington per i lavori del Fondo Monetario Internazionale, prosegue i contatti con i principali banchieri italiani in vista del suo rientro a Roma, previsto per venerdì, quando il testo dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri.
L’obiettivo dell’esecutivo è individuare una formula che garantisca risorse certe senza evocare la parola “tassa”, dopo le tensioni dello scorso anno sugli extraprofitti. Ma finora le opzioni discusse non hanno incontrato il consenso del sistema del credito, che chiede un quadro stabile e prevede effetti negativi su margini e patrimonializzazione.
L’ipotesi di “liberare” le riserve
L’idea sul tavolo è quella di “liberare” circa 6,5 miliardi di capitale accantonato nel 2024 a seguito del decreto sugli extraprofitti, convertendolo in dividendi tassati in via ordinaria (26%) e con una possibile addizionale straordinaria tra il 26 e il 27,5%. L’operazione consentirebbe allo Stato di incassare nell’immediato fino a 3 miliardi, senza imporre un nuovo prelievo diretto.
Tuttavia, le banche – attraverso l’Abi – hanno espresso netta contrarietà a qualsiasi misura di carattere obbligatorio, sottolineando che la distribuzione forzata di riserve patrimoniali potrebbe penalizzare i ratios di vigilanza e ridurre la capacità di credito.
Gli istituti sarebbero disposti a valutare soluzioni di natura contabile, come la dilazione temporale delle Dta (attività per imposte anticipate) o altri strumenti di gestione fiscale che non impattino sul conto economico. Ma queste formule, fanno notare dal Tesoro, garantirebbero un gettito inferiore al fabbisogno stimato per il 2025.
Tajani chiude agli extraprofitti, la Lega spinge
Sul piano politico, il confronto attraversa anche la maggioranza. Forza Italia ribadisce la linea della concertazione. “Il ministro Giorgetti ci ha assicurato che non ci saranno nuove tasse sugli extraprofitti”, ha confermato il vicepremier Antonio Tajani, che chiede un “contributo concordato” e non punitivo.
La Lega, invece, non nasconde la necessità di un maggior apporto del settore. In via XX Settembre si calcola un obiettivo di almeno 5 miliardi nel triennio, una quota che permetterebbe di finanziare parte delle misure sociali e del pacchetto produttività.
Ma l’Abi ha già eretto un muro. Il presidente Antonio Patuelli ha ribadito che “qualsiasi intervento straordinario va escluso” e che il settore “ha già contribuito alla stabilità finanziaria del Paese”.
Pressione in Borsa e clima di incertezza
Le tensioni tra Tesoro e sistema bancario si riflettono sui mercati. Dopo le indiscrezioni sulle ipotesi di prelievo, ieri i titoli del credito hanno chiuso in rosso per il secondo giorno consecutivo: i principali gruppi italiani hanno perso tra l’1,5 e il 3%, con forti volumi in vendita anche tra le assicurazioni.
Gli operatori segnalano un crescente nervosismo per la mancanza di chiarezza sulle misure fiscali e per il rischio che un intervento improvviso incida sulla distribuzione dei dividendi 2025.
Fonti di governo riportate dalla stampa ammettono che la trattativa “è complessa” e che il testo della legge di bilancio potrebbe slittare di qualche giorno. L’invio del Documento programmatico di bilancio (Dpb) a Bruxelles resta confermato entro la scadenza del 20 ottobre, ma il via libera formale in Consiglio dei ministri potrebbe arrivare solo lunedì.
Assicurazioni nel perimetro del contributo
Parallelamente al confronto con le banche, il Tesoro ha avviato contatti anche con le compagnie assicurative, chiamate a un contributo aggiuntivo. Nella precedente legge di bilancio, il settore aveva garantito oltre 1,2 miliardi, superando le previsioni iniziali. Ora si valuta di rimodulare il prelievo, con un impiego diretto delle somme a copertura di nuove spese, evitando che confluiscano automaticamente alla riduzione del deficit.
Le compagnie, tuttavia, chiedono certezza normativa e neutralità concorrenziale, ricordando che le misure transitorie degli ultimi due esercizi hanno già pesato sui margini.
Un equilibrio ancora da trovare
Dietro lo stallo sul contributo del credito si gioca una partita più ampia di equilibrio tra sostenibilità dei conti pubblici e stabilità del sistema finanziario. Giorgetti punta a una soluzione condivisa entro il fine settimana, ma i margini di mediazione restano stretti: la necessità di reperire risorse immediate spinge il governo verso interventi più incisivi, mentre il mondo bancario chiede una strategia pluriennale, non una tassa una tantum.
Se non si troverà un accordo, non è escluso che l’esecutivo si prenda qualche giorno in più per chiudere il testo della manovra.
A Bruxelles, intanto, si attende il Dpb: un documento che, prima ancora dei numeri, dovrà mostrare una direzione chiara sul rapporto tra finanza pubblica e settore del credito — oggi più che mai al centro del confronto politico ed economico.