Mercati

Jamie Dimon (JP Morgan): “Wall Street ignora i segnali di allarme”

Jamie Dimon, l’uomo che da quasi vent’anni guida JP Morgan Chase e che molti considerano il “banchiere d’America”, rompe l’ottimismo che domina a Wall Street. In un’intervista esclusiva alla BBC, il manager ha lanciato un monito inusualmente netto: il rischio di una correzione significativa dei mercati azionari statunitensi è molto più alto di quanto oggi rifletta la Borsa.

“Sono molto più preoccupato degli altri”, ha dichiarato, spiegando che una discesa anche pesante degli indici americani potrebbe materializzarsi “nel giro di sei mesi, o al massimo due anni”.

Parole che arrivano mentre l’S&P 500 e il Nasdaq continuano a macinare record, sospinti dall’euforia sull’intelligenza artificiale e dalle attese di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Ma per Dimon, l’attuale apparente solidità dei listini cela fragilità ben più profonde.

“Ci sono tante cose là fuori che creano incertezza”, ha spiegato. “Il contesto geopolitico, la spesa pubblica, la rimilitarizzazione del mondo: tutti questi fattori stanno aumentando i rischi, ma non ne comprendiamo ancora la portata. Il livello di incertezza dovrebbe essere più alto nella mente delle persone di quanto non lo sia oggi.”

Il tono è quello di chi legge nei mercati un’eccessiva fiducia nell’idea che tutto sia sotto controllo. Per Dimon, invece, il mondo sta entrando in una fase storica in cui le tensioni politiche, militari e finanziarie si intrecciano in modo nuovo e imprevedibile.

“AI reale, ma non tutti ci guadagneranno”

L’amministratore delegato della maggiore banca americana non nega che l’intelligenza artificiale rappresenti una rivoluzione reale, “come lo furono le automobili o i televisori”. Ma invita a non confondere la validità della tecnologia con la solidità delle valutazioni di Borsa.

“L’AI nel complesso pagherà”, ha detto, “ma la maggior parte delle persone coinvolte non ne trarrà beneficio. Alcuni degli investimenti fatti oggi, molto probabilmente, andranno persi.”

Le sue parole riecheggiano gli avvertimenti arrivati anche dalla Bank of England, che nei giorni scorsi ha paragonato l’attuale corsa ai titoli tecnologici alla bolla delle dot-com degli anni Novanta, quando la febbre dell’innovazione finì per travolgere interi segmenti di mercato.

Inflazione, Fed e il rischio politico

Nel suo intervento Dimon non ha nascosto un certo disagio anche sul fronte macroeconomico. L’inflazione, ha detto, “resta motivo di un po’ di preoccupazione”, e nonostante le pressioni esercitate dall’ex presidente Donald Trump sul governatore Jerome Powell, il numero uno di JP Morgan ha espresso fiducia che la Federal Reserve “rimarrà indipendente”.

Dimon ha però riconosciuto che gli Stati Uniti sono diventati un partner meno affidabile sulla scena globale, complici le divisioni interne e le tensioni con gli alleati. Allo stesso tempo, ha ammesso che alcune mosse dell’amministrazione Trump hanno spinto l’Europa a riflettere sul proprio ritardo in materia di difesa e competitività economica.

“Meglio stockpiling di armi che di cripto”

Tra i passaggi più sorprendenti dell’intervista, Dimon ha toccato anche il tema della sicurezza globale. Nel suo consueto linguaggio diretto ha ricordato che, in caso di conflitto nel Mar Cinese Meridionale, gli Stati Uniti esaurirebbero i missili in soli sette giorni. Da qui l’invito a un diverso tipo di accumulo strategico:

“Le persone parlano di fare scorte di criptovalute. Io dico che dovremmo piuttosto accumulare proiettili, armi e bombe. Il mondo è un posto molto più pericoloso, e preferisco la sicurezza all’improvvisazione.”

“Se mi dessero la presidenza, la prenderei”

Il banchiere più potente d’America è spesso al centro di speculazioni politiche. C’è chi lo vede come possibile segretario al Tesoro o, addirittura, candidato presidenziale. Lui nega con un sorriso: “Non è nei miei piani”, ha detto, “il mio obiettivo resta mantenere JP Morgan una banca sana e vitale”.
Poi, con una risata, ha aggiunto: “Se mi dessero la presidenza, la prenderei. Credo che farei un buon lavoro.”
Un misto di ironia e consapevolezza che, in un momento di grande instabilità, la voce di Jamie Dimon continua a pesare più di molte altre. E quando il “banchiere d’America” parla di rischio, a Wall Street — e non solo — conviene ascoltarlo.