di Michele Lomazzi Head of P&C Product, Wopta Assicurazioni

Previdenza integrativa: perché oggi è una scelta non più rimandabile

Novembre, mese dell’educazione finanziaria, è il momento in cui istituzioni, operatori e cittadini sono chiamati a riflettere con maggiore consapevolezza sul proprio futuro economico. Quest’anno, ancora più che in passato, il tema della previdenza integrativa assume una rilevanza cruciale.

I numeri lo dimostrano. Secondo i dati ANIA, nei primi sette mesi del 2025 la nuova produzione di polizze vita ha raggiunto i 65,6 miliardi di euro, in crescita dell’11,1% rispetto allo stesso periodo del 2024 (fonte: Ania Trends settembre 2025). Nel solo mese di luglio, il volume ha toccato i 10,1 miliardi, segnando un incremento del 6,1% anno su anno. Si tratta di un segnale forte: le famiglie italiane cercano soluzioni che uniscano protezione e accumulo, in un contesto in cui i rendimenti tradizionali — titoli di Stato e obbligazioni — restano compressi o soggetti a volatilità.

Allo stesso tempo, i dati COVIP confermano che la previdenza complementare continua a espandersi. Alla fine del primo trimestre 2025, le posizioni attive nelle diverse forme pensionistiche hanno superato quota 10,1 milioni, con una crescita diffusa: +1,8% nei fondi negoziali, +2,2% nei fondi aperti, +0,7% nei PIP. Il patrimonio complessivo sfiora i 244 miliardi di euro. Anche sul fronte della raccolta i segnali sono positivi: nei primi tre mesi del 2025 i contributi complessivi hanno raggiunto i 4,2 miliardi di euro. Sul lato dei rendimenti, il 2024 e l’avvio del 2025 hanno offerto risultati interessanti: i comparti azionari dei fondi negoziali hanno superato il 10% di performance annua, i fondi aperti hanno in alcuni casi oltrepassato il 12%, mentre i PIP hanno garantito rendimenti competitivi rispetto ad altre forme di risparmio a basso rischio. Tutti valori che risultano ben superiori alla rivalutazione del TFR, attestata attorno all’1,9%.

Dietro questi dati ci sono motivazioni strutturali che vanno oltre l’andamento congiunturale dei mercati. La più importante è il tema della sostenibilità del sistema pensionistico pubblico. L’Italia sta vivendo un rapido invecchiamento della popolazione: cresce la longevità, si allarga la fascia degli over 65 e diminuisce il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati. È realistico pensare che, per le nuove generazioni, il tasso di sostituzione — cioè il rapporto tra l’ultimo reddito da lavoro e la pensione — difficilmente supererà il 60–70%.

Questo scenario spinge lavoratori e famiglie a guardare con maggiore attenzione alle forme di previdenza complementare. Non solo come opportunità di rendimento, ma come vero e proprio strumento di stabilità. In particolare, soluzioni ibride come le polizze vita multiramo, che integrano una componente di gestione separata — più protettiva e stabile — con una componente unit- linked, capace di intercettare le opportunità dei mercati finanziari, offrono adeguato bilanciamento al rischio e flessibilità.

Un ulteriore fattore che favorisce l’espansione della previdenza integrativa è la crescente diffusione della cultura finanziaria. Iniziative come il mese dell’educazione finanziaria svolgono un ruolo essenziale nell’accrescere la consapevolezza del cittadino medio: pianificare oggi significa garantirsi un futuro meno incerto. La digitalizzazione contribuisce in modo decisivo: piattaforme insurtech e servizi ibridi consentono di confrontare soluzioni, simulare scenari, monitorare i propri investimenti e ricevere consulenza personalizzata.

La sfida che ci attende come operatori del settore è duplice. Da un lato, dobbiamo semplificare l’accesso, abbattere i costi e rendere più trasparente il confronto tra le diverse opzioni previdenziali — basti pensare all’importanza dell’Indice Sintetico dei Costi (ISC). Dall’altro, è necessario rafforzare il dialogo con le persone, spiegando che previdenza e risparmio assicurativo non sono prodotti “di nicchia”, ma strumenti indispensabili per ogni fase della vita lavorativa e familiare, da iniziare da giovani, anche poco alla volta. Il messaggio da trasmettere in questo ottobre 2025 è chiaro: la previdenza integrativa non è più una possibilità da valutare in futuro, ma una necessità da abbracciare oggi. Perché costruire un secondo pilastro pensionistico significa non soltanto prepararsi al domani, ma anche rafforzare la fiducia nel presente.