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Warren Buffett scarica BYD: titolo crolla in Borsa

Dopo 17 anni, Warren Buffett e la sua Berkshire Hathaway hanno chiuso definitivamente una delle scommesse più sorprendenti della loro storia: l’investimento in BYD, colosso cinese dei veicoli elettrici. Una partecipazione che, acquistata nel 2008 per 230 milioni di dollari, si è trasformata in un affare miliardario, generando profitti stratosferici.

Secondo quanto confermato da un portavoce del gruppo, la holding ha ora venduto tutte le azioni BYD ancora in portafoglio, segnando la fine di un’era iniziata su forte impulso di Charlie Munger, lo storico braccio destro di Buffett, scomparso nel 2023.

BYD: dall’acquisto al boom

L’ingresso in BYD risale al 2008, quando Berkshire rilevò 225 milioni di azioni. In un primo momento l’operazione fece storcere il naso a molti, tanto che lo stesso Munger ammise di sembrare “impazzito” insieme a Buffett. Ma dietro c’era la convinzione che Wang Chuanfu, fondatore e CEO di BYD, fosse – parole di Munger – un “miracolo vivente”.

Il tempo gli ha dato ragione. Nel periodo in cui Berkshire ha detenuto la partecipazione, le azioni BYD hanno guadagnato circa 3890%, trasformando quell’investimento da qualche centinaio di milioni a un valore massimo di quasi 9 miliardi di dollari.

Il primo segnale di disimpegno era arrivato nell’agosto 2022, quando Berkshire iniziò a ridurre la quota. Entro giugno 2023 aveva già venduto circa il 76% della partecipazione, scendendo al di sotto del 5% del capitale di BYD.

Sotto questa soglia, secondo le regole della Borsa di Hong Kong, non era più obbligata a comunicare ogni operazione successiva. Per questo, fino a poco tempo fa, si pensava che la società detenesse ancora circa 54 milioni di azioni.

La conferma della vendita totale è arrivata solo con la pubblicazione dei bilanci trimestrali di Berkshire Hathaway Energy, la controllata che custodiva le azioni: al 31 marzo il valore dell’investimento risultava infatti pari a zero.

Le ragioni della scelta

Buffett non ha mai spiegato in dettaglio i motivi della progressiva uscita. Nel 2023, intervistato da CNBC, si era limitato a dire che BYD è “un’azienda straordinaria, guidata da una persona straordinaria”, ma che preferiva “trovare altri impieghi per il denaro che lo facessero sentire meglio”.

In quello stesso periodo, Berkshire aveva venduto quasi l’intera quota da 4 miliardi di dollari in Taiwan Semiconductor, appena acquistata pochi mesi prima. Alla base c’era la crescente preoccupazione per le tensioni geopolitiche: “Il mondo è un posto pericoloso”, aveva commentato Buffett.

Una lezione di lungo periodo

La vicenda BYD si inserisce nel quadro della filosofia di investimento di Buffett: puntare sul lungo termine, ma non restare mai immobili. Se le condizioni cambiano, anche le decisioni devono adattarsi.

Non a caso, negli ultimi anni l’oracolo di Omaha ha insistito molto sull’importanza di guardare oltre i risultati trimestrali. E, sorprendentemente, su questo punto ha trovato una convergenza con Donald Trump. L’ex presidente ha proposto che la SEC riduca gli obblighi di reporting delle aziende a due volte l’anno, eliminando così i vincoli di breve periodo.

Buffett, insieme a Jamie Dimon di JPMorgan, aveva già sostenuto una tesi simile in un editoriale del Wall Street Journal del 2018: gli aggiornamenti trimestrali non devono sparire, ma le aziende dovrebbero smettere di fornire previsioni sugli utili, perché queste spesso spingono a sacrificare la strategia di lungo termine per “battere le attese” nel breve.