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L’oro potrebbe salire fino a quasi 5.000 dollari l’oncia se l’indipendenza della Federal Reserve venisse compromessa e gli investitori spostassero anche solo una piccola quota dei propri titoli del Tesoro verso il metallo prezioso. La pensano così gli analisti di Goldman Sachs che in un una nota dal titolo “Diversify Into Commodities, Especially Gold” mettono nero su bianco le previsioni su un nuovo possibile scatto in avanti delle quotazioni, alla luce delle mosse recenti del presidente Donald Trump per aumentare il controllo sulla Fed, inclusa la spinta per rimuovere la governatrice Lisa Cook.
Pur non entrando nei dettagli della vicenda, gli analisti della banca d’affari hanno spiegato in una nota, che “uno scenario in cui l’indipendenza della Fed venisse danneggiata porterebbe probabilmente a inflazione più elevata, prezzi azionari e obbligazionari a lungo termine più bassi e a un’erosione dello status del dollaro come valuta di riserva. In questo contesto, l’oro rappresenta una riserva di valore che non dipende dalla fiducia nelle istituzioni”.
Previsioni di prezzo
Goldman ha delineato diversi scenari per il metallo: una previsione di base fino a 4.000 dollari l’oncia entro metà 2026; uno scenario di rischio estremo a 4.500 dollari; e un picco vicino a 5.000 dollari qualora l’1% del mercato privato dei Treasury statunitensi venisse convogliato sull’oro. Gli analisti sottolineano che «se l’1% del mercato privato dei Treasury statunitensi confluisse sull’oro, il prezzo salirebbe fino a quasi 5.000 dollari l’oncia, a parità di altre condizioni».
Il metallo prezioso ha guadagnato oltre un terzo del suo valore quest’anno, toccando un record nelle ultime ore anche grazie all’accumulo da parte delle banche centrali e alle aspettative di riduzioni dei tassi da parte della Fed. Il gold spot ora si attesta poco sotto i 3.530 dollari l’oncia, dopo aver superato mercoledì il record di 3.578 dollari.
Le stime di UBP
Ma gli analisti di Goldman non sono i soli ad intravede nuovi record per il metallo giallo. Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy, UBP, ha spiegato in una nota che in un contesto in cui la curva dei rendimenti USA a 2-30 anni si è irripidita, riflettendo le aspettative di imminenti tagli dei tassi di interesse e livelli di inflazione più elevati nel lungo termine, il movimento al rialzo è probabilmente destinato ad attirare trader.
“Il che significa che possiamo aspettarci una continuazione del recente rialzo, poiché gli investitori cercano rendimenti più elevati nel breve termine. Il posizionamento degli istituzionali non è affatto eccessivo, e c’è ancora ampio margine per gli investitori retail di aumentare l’esposizione all’oro attraverso gli ETF”.
Ciò detto, l’esperto ritiene che l’oro presenti solo rischi di ribasso limitati nel breve termine.
“Gli acquisti delle banche centrali sono proseguiti a un ritmo sostenuto di circa 77 tonnellate al mese, in linea con acquisti annuali di poco inferiori alle 1.000 tonnellate. Ciò significa che esiste una forte domanda sottostante per l’oro, che limiterà qualsiasi potenziale calo, poiché le banche centrali sfrutteranno qualsiasi ribasso verso livelli di 3.300 dollari l’oncia per aumentare le proprie riserve. Il contesto geopolitico più generale rimane altamente favorevole al proseguimento degli acquisti di oro da parte delle banche centrali. L’oro rimarrà un’ancora di stabilità in questo periodo ed è uno dei tanti motivi per cui continuiamo a privilegiare allocazioni sostanziali in oro nei nostri portafogli discrezionali”.