Economia

Milano sotto la lente: l’inchiesta sull’urbanistica coinvolge il sindaco Sala

Il mondo dell’urbanistica milanese al centro delle cronache giudiziarie. Il sindaco del capoluogo lombardo, Beppe Sala, risulta tra gli indagati in una nuova inchiesta della Procura, che ipotizza l’esistenza di un sistema opaco nella gestione delle trasformazioni edilizie della città.

L’indagine riguarda episodi di presunta corruzione, favoritismi e pressioni legate ad autorizzazioni per nuovi interventi immobiliari in aree di forte interesse economico. Un caso che, se confermato, potrebbe avere ricadute significative anche sulla fiducia degli investitori nel settore immobiliare milanese.

Inchiesta Milano: le accuse al centro del caso

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, le accuse nei confronti di Sala sarebbero due: false dichiarazioni e induzione indebita a dare o promettere utilità. Il sindaco ha commentato la notizia definendola “allucinante” e “inaccettabile”, sostenendo di aver appreso dell’indagine solo dai giornali.

La prima contestazione riguarda un documento in cui si certificava l’assenza di conflitti di interesse per Giuseppe Marinoni, ex presidente della commissione paesaggio, un organismo che fornisce pareri sui progetti edilizi. Secondo i magistrati, Sala avrebbe firmato o comunque avallato la sua nomina pur sapendo che Marinoni fosse già sotto indagine. La commissione avrebbe avuto un ruolo centrale nell’approvazione di progetti sensibili, come quello del cosiddetto “Pirellino”.

Il caso Pirellino e l’ombra delle pressioni

La seconda accusa coinvolge il progetto di riqualificazione del vecchio edificio comunale di via Melchiorre Gioia, noto come Pirellino. Il palazzo è stato acquistato dal gruppo immobiliare Coima, tra i protagonisti della nuova Milano verticale – inclusi i progetti di Porta Nuova e il futuro villaggio olimpico. L’architetto Stefano Boeri, tra gli indagati, è l’autore del progetto di riqualificazione.

Secondo l’ipotesi della Procura, Boeri e Manfredi Catella, presidente di Coima, avrebbero fatto pressioni sull’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi e sul sindaco Sala per ottenere un parere favorevole dalla commissione paesaggio. Inizialmente l’intervento era stato giudicato inammissibile, ma pochi mesi dopo la valutazione era cambiata, con l’introduzione di un parere positivo “condizionato”.

I magistrati sospettano che il cambio di rotta sia frutto di pressioni esercitate sugli organi tecnici, con il coinvolgimento diretto degli esponenti politici. Sala, da parte sua, ha respinto ogni accusa, sottolineando come l’iter sul Pirellino non sia mai stato concluso e i lavori non siano mai partiti. Anzi, ha ricordato che è in corso un contenzioso tra il Comune e Coima, che ha chiesto al Consiglio di Stato di nominare un commissario per sbloccare l’intervento.

Sala: “Sul Pirellino nessun favore, lavori mai partito”

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha risposto con fermezza alle indiscrezioni sull’inchiesta giudiziaria che lo vede coinvolto insieme ad altri funzionari pubblici e protagonisti del settore immobiliare.

«Il Pirellino? Lo abbiamo venduto nel 2019 e da allora i lavori non sono mai partiti», ha dichiarato Sala al Corriere della Sera. «Altro che induzione, si è trattato di una trattativa continua, perché non siamo mai riusciti a trovare un’intesa su cosa si potesse realmente costruire».

Il sindaco ha voluto così respingere l’accusa di aver agevolato il via libera al progetto, oggi ancora fermo nonostante siano passati sei anni dalla vendita dell’immobile al gruppo immobiliare Coima.

Sul secondo fronte dell’inchiesta, che riguarda la nomina di Giuseppe Marinoni a presidente della Commissione Paesaggio nonostante un possibile conflitto di interessi, Sala chiarisce:

«La composizione della Commissione è gestita da una struttura tecnica del Comune, che si occupa della selezione dei profili e della nomina dei membri. Il rapporto tra il sindaco e la commissione è praticamente nullo. Aggiungo che non ho mai nemmeno avuto il numero di Marinoni».

L’inchiesta, che si è allargata nei giorni scorsi, ha portato a sei richieste di arresto da parte della Procura, compresi i domiciliari per Giancarlo Tancredi, assessore all’Urbanistica, Giuseppe Marinoni, ex presidente della Commissione Paesaggio, e Manfredi Catella, fondatore e ceo di Coima.