Fonte: Getty
Lunedì 16 giugno sarà una data cruciale per Piazzetta Cuccia. In assemblea si deciderà il destino dell’offerta pubblica di scambio (Ops) con cui Mediobanca punta a rilevare Banca Generali, in un’operazione destinata a trasformare il panorama del risparmio gestito in Italia. Il fronte dei favorevoli si allarga, ma l’esito resta appeso al voto (o alla scelta di non votare) di grandi soci come Delfin e Benetton.
Con una partecipazione pari al 3,49% del capitale, Banca Mediolanum e Mediolanum Vita – controllate dalla famiglia Doris – hanno ufficializzato l’intenzione di esprimere voto favorevole all’Ops, dopo una valutazione “positiva sotto il profilo industriale e finanziario” da parte dei rispettivi consigli di amministrazione. Entrambe le società aderiscono al patto di consultazione che aggrega l’11,8% del capitale di Mediobanca, che si è già espresso per la maggioranza a favore dell’operazione.
Anche i fondi esteri dicono sì
A rafforzare il fronte degli investitori istituzionali favorevoli si è aggiunta Norges Bank, il più grande fondo sovrano al mondo (1,9 trilioni di dollari di asset) con l’1,45% del capitale Mediobanca. Hanno annunciato voto positivo anche i fondi pensione americani Calpers, Calstrs, il New York City Comptroller, il Florida State Board of Administration, nonché gli asset manager Calvert e Praxis. Tutti si sono allineati ai pareri favorevoli dei proxy advisor Glass Lewis e ISS, che nelle scorse settimane hanno raccomandato l’approvazione dell’offerta.
Nel complesso, i soci istituzionali – tra esteri e retail – rappresentano circa il 45% del capitale, una fetta decisiva in un’assemblea in cui ogni voto conterà.
Una partita aperta
Nonostante i consensi crescenti, l’approvazione non è scontata. Anzitutto perché Francesco Gaetano Caltagirone, salito al 9,9%, ha già bocciato l’operazione come “priva di senso industriale”. E con lui potrebbero saldarsi le casse di previdenza Enpam, Enasarco e Inarcassa (insieme hanno circa il 5,5%) e Delfin (19,8%).
Ancor più delicato è il ruolo degli astenuti. Delfin, primo socio con il 19,9%, non ha ancora sciolto le riserve, così come i Benetton, titolari del 2,2%. In assemblea, però, l’astensione vale come voto contrario. E questo potrebbe pesare sull’esito finale, considerando che per il via libera è necessario superare la soglia del 50% + 1 degli azionisti presenti.
Un voto strategico per il futuro del wealth management
Secondo gli analisti di Autonomous Research, l’offerta per Generali ha senso e permetterebbe di mantenere aperte opzioni strategiche oppure, i un’opzione che “mantiene aperte diverse possibilità strategiche in un momento di svolta». L’operazione potrebbe valorizzare l’istituto in Borsa grazie alla creazione di un polo del risparmio gestito da 220 miliardi di euro di masse, rafforzando la sua posizione in un mercato in piena trasformazione.
Attesa affluenza record attesa
Intanto, lunedì è atteso un vero record di partecipazione. Si parla di un’ affluenza che potrebbe superare l’82% del capitale. In questo scenario, ogni punto percentuale di capitale diventa decisivo. La “conta delle azioni” è già cominciata, e le prossime ore saranno determinanti per costruire la maggioranza. Nel frattempo, il gruppo Caltagirone ha ufficialmente chiesto il rinvio dell’assemblea, segno che la battaglia non è solo numerica ma anche procedurale.