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E alla fine il tanto infuocato risiko bancario potrebbe non concretizzarsi o perlomeno ridursi notevolmente rispetto a quanto previsto nei mesi scorsi.
Unicredit ha accumulato, attraverso l’uso di strumenti derivati, una partecipazione pari al 28% in Commerzbank a partire da settembre 2024. L’operazione ha sorpreso il mercato e ha ricevuto l’autorizzazione della Bce a salire fino al 29,9%. Tuttavia, nonostante questa mossa significativa, l’amministratore delegato Andrea Orcel frena su una possibile acquisizione del gruppo tedesco.
Orcel: “Commerzbank troppo cara per i nostri investitori”
In un’intervista rilasciata alla CNBC, Orcel ha dichiarato apertamente che, ai livelli attuali di mercato, Commerzbank è troppo costosa per giustificare un’operazione di fusione. “A questi livelli di prezzo, non vediamo valore per i nostri investitori,” ha detto. “Siamo contenti del guadagno registrato finora sulla nostra partecipazione, ma non andremmo oltre.”
Le azioni della banca tedesca sono salite del 76% da inizio anno, spinte dal rally del mercato tedesco e da un cambio di rotta del governo di Berlino verso una maggiore spesa pubblica e militare.
Orcel ha ribadito che UniCredit è ancora “lontana” dal lanciare un’offerta formale su Commerzbank. Il gruppo italiano, ha spiegato, intende prima trovare una “soluzione costruttiva” al netto delle resistenze politiche tedesche.
Il ceo della banca milanese ha anche espresso dubbi sulla sostenibilità delle valutazioni attuali di Commerzbank, affermando che il prezzo delle azioni sembra “andato ben oltre i fondamentali” e che “c’è molta attività volta a mantenere artificiosamente il titolo su livelli elevati”. Tuttavia, ha aggiunto, “siamo pazienti”.
Resistenze da Commerzbank e dal governo tedesco
Secondo Orcel, UniCredit sarebbe stata inizialmente invitata a valutare una potenziale acquisizione. Tuttavia, l’operazione ha incontrato un muro, sia da parte di Commerzbank che da parte del governo tedesco, prima sotto Olaf Scholz e ora sotto Friedrich Merz.
In una recente comunicazione tradotta via Yandex e indirizzata al personale di Commerzbank, Merz ha dichiarato che “un approccio non coordinato e ostile come quello di UniCredit è inaccettabile” e che il governo punta su “una Commerzbank forte e indipendente”.
UniCredit tra due fronti: anche Banco BPM nel mirino
Parallelamente alla questione Commerzbank, UniCredit si trova coinvolta in un’altra potenziale operazione ostile in patria: l’interesse per Banco BPM, anche qui ostacolato da forze politiche e istituzionali.
La strategia di espansione di UniCredit, dunque, si confronta con diversi ostacoli, sia economici che politici, in un contesto europeo dove le grandi fusioni bancarie restano ancora complesse e controverse.
Il nodo principale è rappresentato dal Golden Power, lo strumento che consente al governo italiano di opporsi a operazioni ritenute sensibili per l’interesse nazionale.
Orcel è stato chiaro durante la Goldman Sachs European Financial Conference 2025: “Se non ci sarà chiarezza sul Golden Power, ci tireremo indietro nell’offerta pubblica di scambio su Banco BPM”. Una dichiarazione che mette pressione sull’esecutivo e conferma come i vincoli normativi possano influenzare profondamente le strategie di consolidamento del mondo bancario.