Perché non abbiamo fatto quello che hanno fatto gli americani? Probabilmente è tutta una questione di cultura. Se io potessi chiedere a mio padre quello che sto raccontando in queste pagine, mi si risponderebbe semplicemente: “Non lo sapevo, nessuno me l’ha detto prima”.
Ma sono tanti quelli che non lo sanno neanche adesso, ecco perché abbiamo deciso di raccontarlo in maniera forte.
Il mercato è democratico, permette a tutti di entrare e uscire, non ci sono legacci. Non ci sono risvolti negativi. C’è solo da scegliere da che parte stare e restarci.
Le parole contano.
Ma tornando alla questione di cultura, ad esempio quella che non porta gli italiani ad investire in azioni ci vuole poco per capire perché questa cultura non si è mai creata. Cominciamo dal linguaggio: spesso da noi si usa il termine “giocare in borsa” ma le parole sono macigni, che operano come la goccia che scava la pietra.
E allora, sinceramente, voi giochereste con i vostri soldi? Secondo aspetto: la fiscalità. In passato, chi acquistava azioni doveva riportarle nella dichiarazione dei redditi ed era un po’ come dire: “guardate, ho soldi da giocare in borsa”, appariva come una vessazione.
Ma ancora oggi, a ben vedere, se comprate azioni sulla plusvalenza, cioè sul capitale maturato, pagate il 26%. Se invece comprate obbligazioni, pagate il 12,50%, meno della metà. A questo punto voi sareste incentivati a comprare azioni?
Ma non basta. La cultura del mercato azionario la si acquisisce con il tempo, non solo per chi investe, ma anche per chi guida gli investitori. Ed anche questi, fino a qualche tempo fa, erano visti più come dei guru dalla sfera di cristallo, dei professionisti della chiaroveggenza, che gestori capaci di diversificare e pianificare gli investimenti di persone e famiglie.
I miti da sfatare negli investimenti.
A questo si aggiunge un altro aspetto: quello del retaggio del cavernicolo. A noi italiani il concetto di casa esprime molto di più delle mura che la rappresentano e tutto questo, ha portato – come abbiamo visto in questo reportage – a considerare immutato nel tempo il valore di una pietra che ha il vantaggio della stabilità ma lo svantaggio dell’immobilità.
E in tempi veloci come quelli che stiamo vivendo gli svantaggi, giocoforza, vanno a sopraffare i vantaggi. Ma la cultura rimane, ci vorranno anni per cambiarla, ci vorranno operatori di mercato che dovranno trasformarsi in educatori e dovranno guardare anche loro a risultati personali di lungo periodo, perché nel breve, uscire e rientrare nei mercati può generare rendimento da un lato, ma anche tanta penalizzazione e rischio. È tutta una questione di cultura e bisogna fare in fretta a cambiarla.
L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di gennaio 2025 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.