Chi non dovesse credere ai risultati di cui stiamo parlando, potrebbe tranquillamente gestire la sua indole da San Tommaso toccando con mano i risultati di chi si è già mosso in questa direzione: utilizzando la massima diversificazione in mercati efficienti e mantenendo costantemente investimento attivo. Per poter fare un confronto omogeneo tra l’andamento della crescita del patrimonio del fondo sovrano norvegese e quello del patrimonio degli italiani, prendiamo come riferimento la data di creazione del Pension Fund della Norvegia: il 1998.
In quell’anno, il patrimonio degli italiani era di circa 6.000 miliardi (patrimonio inteso come la somma dei beni mobiliari e immobiliari).
La crescita del patrimonio immobiliare in quasi 27 anni è stata all’incirca del 2,43% annuo. Un risultato finanziario che ha portato il valore del patrimonio totale a circa 11.300 miliardi, senza contare che in questa crescita non c’è solo l’aumento del valore delle masse già amministrate nel 1998, ma anche tutti i successivi apporti di capitale effettuati dagli italiani.
Secondo il report consultabile sul portale della Norges Bank, il patrimonio del fondo sovrano norvegese in questo stesso periodo è cresciuto del 6,3% annuo.
Se il patrimonio degli italiani avesse ottenuto lo stesso risultato finanziario, oggi gli italiani avrebbero a disposizione circa 18.000 miliardi in più di valore tra beni immobiliari e attività finanziarie. Si tratta di una differenza abissale, che avrebbe cambiato completamente le sorti del Paese, e anche di tantissimi dei suoi cittadini. Provate a pensare a cosa sarebbe stato in termini di ricchezza pro capite l’avere a disposizione 18.000 miliardi in più e soprattutto che vantaggi avrebbe avuto qualunque governo nell’utilizzare fonti finanziarie diverse da quelle gestite negli ultimi anni.
Avremmo strade meravigliose, città pulitissime, strutture scolastiche ed universitarie efficienti…insomma, vivremmo in un altro mondo. Ma da cosa è dipesa questa differenza di rendimento? È presto detto, basta mettere a confronto le scelte di asset di investimento seguite dal Fondo sovrano norvegese, rispetto a quanto hanno fatto gli italiani.
Prendiamo allora la fotografia attuale per confrontare correttamente i due sistemi di investimento:
1) investimenti azionari: il Fondo sovrano norvegese ha investito 72% delle masse con una diversificazione di circa 8.000 titoli in tutto il mondo, mentre il patrimonio degli italiani corrisponde a poco più del 12%
2) investimenti immobiliari: corrispondono al 55% del patrimonio italiano, contro l’1,7% del Fondo sovrano norvegese.
Non serve altro per capire l’inefficienza finanziaria dettata dalle scelte dell’uno nei confronti dell’altro. La differenza di crescita è praticamente tutta qui. Quello che più fa preoccupare in chiave di prospettiva futura è che l’attuale distribuzione degli asset finanziari sono ancora gli stessi che hanno determinato un impoverimento del Paese negli ultimi 27 anni, al contrario di quello che hanno assicurato ai norvegesi di incrementare la propria ricchezza come Paese. Così, mentre loro possono godere di uno status finanziario solido, in grado di erogare pensioni adeguate a tutti i cittadini, l’Italia continua imperterrita su una strada che ha mostrato tutte le sue inefficienze e che avrebbe dovuto essere abbandonata già da tempo.
Dove sono i Soloni del mercato? Perché queste cose le si evince soltanto adesso? E soprattutto che cosa si può fare per il futuro? Secondo l’ultima ricerca presentata nei giorni scorsi dalla Fondazione Einaudi in collaborazione con Intesa Sanpaolo hanno espresso la volontà di accantonare risparmi per quella che oggi potremmo considerare la quarta o quinta età. Sarebbe il caso che qualcuno gli dicesse cosa fare e come fare, perché proprio la stessa ricerca sottolinea l’allontanamento da servizi molto diversificati a favore dell’investimento in titoli, il cui rendimento però nel lungo periodo non può certo generare plusvalenze simili a quelle di cui appena parlato.
L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di gennaio 2025 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.