Pil Usa più forte del previsto: +2,9% in IV trimestre. Un problema ‘tassi’ per la Fed di Powell?
L’economia Usa marcia a un ritmo più spedito delle attese, il che fa scattare nuovi dubbi sulle intenzioni della Fed.
Nel quarto trimestre del 2022, il Pil americano è salito al tasso annualizzato del 2,9%, oltre il +2,6% atteso dal consensus degli analisti.
L’economia degli States non sembra star rallentando in misura significativa: e questo potrebbe essere un problema per la Fed di Jerome Powell, che non ha lasciato dubbi sulla sua intenzione di frenare in modo importante i fondamentali dell’economia, in modo da poter rallentare anche la corsa dell’inflazione.
Indicazioni positive dal fronte macroeconomico degli Stati Uniti sono arrivate anche con la pubblicazione delle richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione, scese di 6.000 unità, a quota 186.000. L’ennesima conferma della solidità del mercato del lavoro Usa.
Questi numeri sono cruciali per anticipare l’esito dell’imminente riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed.
La riunione prenderà il via il prossimo martedì 31 gennaio, per concludersi con l’annuncio sui tassi nella giornata di mercoledì 1° febbraio.
I mercati prevedono un ulteriore rialzo dei tassi sui fed funds da parte di Jerome Powell & Co. di 25 o 50 punti base, a conferma della battaglia contro l’inflazione che la banca centrale americana continua a portare avanti.
Quella appena diramato dal dipartimento del Commercio Usa è la lettura preliminare del Pil, che sarà seguita da due revisioni.
La crescita segna un rallentamento rispetto al terzo trimestre del 2022, quando il Pil era cresciuto al ritmo del 3,2%.
Esaminando il dato, emerge che le spese per consumi sono salite nel quarto trimestre del 2022 del 2,1%, a un tasso inferiore rispetto al +2,3% del terzo trimestre.
Meglio invece le spese dei consumatori per i beni durevoli, avanzate dello 0,5%, rispetto alla flessione precedente dello 0,8%.
Le vendite finali sono cresciute invece di appena l’1,4%, rispetto al +4,5% del trimestre precedente.
Il Core PCE – parametro preferito dalla Federal Reserve per monitorare il trend dell’inflazione – è aumentato del 3,9%, poco al di sotto del +4% stimato.
Evidente il peggioramento delle esportazioni (-1,3% rispetto al +14,6% del terzo trimestre), mentre le importazioni hanno ridotto il calo del -7,3% al -4,6%.
Breaking news
Secondo la lettura preliminare dell’Università del Michigan, l’indice sulla fiducia è salito a 54,4 punti, in netto miglioramento rispetto ai 49,5 punti del mese precedente e decisamente sopra i 50,5 punti attesi dagli analisti
Secondo i dati diffusi dalla Federal Reserve, la produzione industriale ha registrato un timido incremento dello 0,1% su base mensile, deludendo leggermente il consensus degli analisti che stimava un +0,2%
Giornata ad alta tensione sui mercati azionari. Oltre al comparto dei semiconduttori, i riflettori sono puntati su Netflix, il cui titolo registra un pesante tonfo di circa l’11%
Netflix Inc. prevede un secondo trimestre consecutivo di crescita delle vendite in rallentamento, fatto che contribuisce alle preoccupazioni degli investitori riguardo al futuro del colosso dello streaming. Le azioni dell’azienda hanno subito un calo del 9% nelle contrattazioni after-hours. Netflix sta cercando di rassicurare gli investitori con nuove strategie di crescita e investimenti in programmazioni innovative.