Piazza Affari limita i danni, Ftse Mib chiude a -0,16%
Giornata debole per Piazza Affari e le altre borse europee. Il Ftse Mib termina in calo dello 0,16% a 23.688 punti con Azimut (+6%) in luce dopo l’annuncio di una partnership commerciale per supportare l’asset management di Unicredit (+1,8%). Bene anche Intesa (+3,2%) e Fineco (+2,3%). Lettera invece su Diasorin (-3,7%), Inwit (-2,55%) ed Hera (-2,3%).
Lo spread Btp-Bund si amplia ulteriormente a 210 punti base, all’indomani del balzo innescato dalla riunione dell’Eurotower.
In calo anche Wall Street nel giorno delle “quattro streghe”, in cui scadono contemporaneamente i future e le opzioni su indici e azioni.
Il sentiment nelle ultime sedute è stato appesantito dalle indicazioni hawkish delle banche centrali. Fed, Bce e BoE hanno ribadito l’impegno a fronteggiare l’inflazione con nuovi aumenti dei tassi, pur rallentando il ritmo delle strette con ritocchi da 50 punti base.
L’Eurotower ha anche annunciato l’avvio del quantitative tightening a partire da marzo 2023 e ha sottolineato che i tassi dovranno aumentare ancora in misura “significativa” e “a passo costante”, a fronte di un’inflazione dell’area euro che per Christine Lagarde rimane ancora “troppo alta”.
La banca centrale statunitense ha escluso tagli dei tassi nel 2023 e i dot plot dei funzionari hanno indicato un valore terminale al 5,1%, superiore alle attese e al 4,6% di tre mesi prima. L’istituto britannico, infine, ha ribadito l’intenzione di continuare a procedere “con forza, se necessario” per riportare sotto controllo i prezzi.
Per quanto riguarda i dati macro, secondo le letture preliminari dei Pmi di dicembre, la flessione dell’eurozona si è estesa per il sesto mese consecutivo, anche se il tasso di declino dell’attività ha rallentato per il secondo mese consecutivo, grazie alla riduzione del tasso di perdita degli ordini, al miglioramento delle condizioni di fornitura, alla riduzione delle pressioni sui prezzi e all’aumento della fiducia delle imprese.
Negli Usa, invece, gli indici Pmi hanno segnalato un ulteriore calo della produzione nel mese di dicembre. Sia i produttori che i fornitori di servizi hanno registrato diminuzioni più marcate della produzione, poiché le condizioni della domanda più deboli, l’inflazione e gli aumenti dei tassi di interesse hanno smorzato i livelli di attività.
La prossima settimana vedrà un clima semi-festivo, con pochi eventi e dati di rilievo. Per quanto riguarda le banche centrali sono in programma un intervento del vicepresidente Bce De Guindos e la riunione della Boj. Dall’agenda macro si attendono i numeri sulla fiducia dei consumatori americani e l’indice Ifo tedesco. Infine, lunedì è in calendario una riunione dei ministri UE dell’energia alla ricerca di un’intesa sul price cap del gas.
Breaking news
Giungono segnali chiaroscuri dal fronte macroeconomico statunitense, con gli ultimi dati che tracciano un quadro a due velocità per la prima economia mondiale
Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.
Volkswagen ha mantenuto un fatturato stabile nel primo semestre del 2026, grazie all’aumento dei ricavi nei servizi finanziari che ha compensato il calo nel settore automobilistico. Il produttore tedesco affronta sfide come l’interruzione della produzione dell’ID.4 negli Stati Uniti e un divario di costi rispetto alla concorrenza.
American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La società prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.