Banche: conti sostenuti dall’aumento delle commissioni. E intanto sportelli e occupati diminuiscono
Una vera e propria ecatombe quella che ha coinvolto le banche italiane, che negli ultimi anni hanno visto chiudere 1.600 sportelli e più di 8mila uscite. Un taglio dei costi pesante, a cui si è affiancato un aumento considerevole delle commissioni. Questa duplice dinamica ha sostenuto i conti dei principali istituti italiani. Così emerge dall’analisi condotta dall’Ufficio Studi di First Cisl, secondo cui è arrivato il momento di redistribuire la ricchezza creata.
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Boom per le commissioni
Lo studio di First Cisl rivela come le commissioni abbiano trainato i conti delle banche. I risultati rilasciati dai primi cinque gruppi italiani (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps, Bper) per l’esercizio 2021 evidenziano un aumento dei proventi operativi del 4,2% rispetto ad un anno fa, reso possibile proprio dalla straordinaria crescita delle commissioni nette (+10,1%).
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Sportelli e occupati sempre piĂą giĂą
Una riduzione di circa 8.300 dipendenti e la chiusura di oltre 1.600 sportelli (- 11,6%). Nel periodo 2015-2021 i comuni serviti da almeno uno sportello bancario si sono ridotti da 5.727 a 4.903. Controcorrente le Bcc che hanno messo in pratica una diversa strategia mantenendo la loro presenza, con un unico sportello in 705 comuni (in crescita da 578).
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ProduttivitĂ in aumento
Il taglio degli sportelli e del personale hanno sostenuto, come facile immaginarsi, la produttività . Tutti gli indicatori di produttività del lavoro infatti evidenziano incrementi rilevanti: il margine primario pro capite aumenta del 6%, mentre le commissioni nette per dipendente balzano del 13,8%. In decisa crescita anche il risultato di gestione per dipendente (+12,4%) così come il prodotto bancario per dipendente (+7,8%).
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Occorre una redistribuzione della ricchezza?
Secondo lo studio, un aumento così forte della produttività rende necessario affrontare il tema della redistribuzione della ricchezza e della sostenibilità . “Il contributo dei lavoratori è stato decisivo nonostante le criticità indotte dalla forte contrazione delle reti degli sportelli – commenta il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani – Un’ulteriore riduzione del cost/income rischierebbe di separare irrimediabilmente il lavoro dalla ricchezza da esso prodotta”.
L’obiettivo della redistribuzione andrebbe a braccetto con l’attenzione ai criteri Esg che, sotto la spinta dei governi e degli organismi internazionali, vincolano le banche a standard stringenti di sostenibilità sociale e ambientale. “Standard che mal si conciliano con la continua riduzione della presenza sui territori e la prassi sempre più invasiva delle pressioni commerciali”, evidenzia Colombani, che conclude: “Per questo occorre un modello di business bancario che non sacrifichi la relazione con i territori, includa i risparmiatori con minori competenze digitali ed eviti la ricerca ossessiva del risultato economico”.
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