10:09 martedì 25 Gennaio 2022

Fed Put ormai morta? Stavolta Jerome Powell & Co hanno ‘un problema serio’

Addio Fed put per salvare i mercati? Sembra proprio di sì: l’espressione “Fed put” indica una situazione che vede la Fed soccorrere i mercati attraverso il lancio di misure di politica monetaria accomodante: qualcosa che la banca centrale americana ha fatto praticamente sempre negli ultimi anni, da vera paladina di Wall Street.

E’ quanto è accaduto alla fine del 2018, per esempio, quando la Fed ha abbandonato la sua politica restrittiva di rialzi dei tassi proprio per risollevare le quotazioni della borsa Usa, che erano scivolate scontando proprio la banca centrale più hawkish.

L’ultima volta è stato nell’anno dell’esplosione della pandemia, ovvero nel 2020, quando la Fed di Jerome Powell è corsa di nuovo in soccorso dei mercati, iniettando una liquidità monstre che non per niente è stata definita una sorta di bazooka anti-Covid.

L’azione salvifica della Fed, insomma, negli ultimi anni, non è mai mancata, tanto che la banca centrale è stata spesso accusata di essere stata la principale artefice delle bolle dell’azionario.

Stavolta, tuttavia, la Fed potrebbe decidere di lasciare la borsa Usa al suo destino.

A fronte dei continui capitomboli dell’azionario, che si stanno manifestando in questi giorni, con il Nasdaq martoriato dai sell al punto da essere scivolato in fase di correzione, le scommesse dei mercati sulle strette monetarie sono rimaste intatte.

I mercati degli swap continuano a mostrare infatti che le aspettative sono di un aumento dei tassi di 25 punti base a marzo, e di un rialzo di 100 punti base circa per tutto il 2022.

La Federal Reserve sta snobbando i mercati?

“L’idea di una Fed put e di una Fed che continuerà a essere sempre lì a salvarmi dalle cattive decisioni di investimento che ho preso non è certo una politica di investimenti che può essere valida per un periodo lungo di tempo – ha commentato lo short seller leggendario Jim Chanos, in un’intervista rilasciata alla Cnbc – E il fatto che (la Fed) salverà il mercato azionario in corrispondenza di alcuni livelli predeterminati di perdite…credo che si tratti davvero di un’idea molto pericolosa da sostenere”.

D’altronde, con un tasso di inflazione che viaggia al 7%, ai massimi degli ultimi 40 anni, la Fed ora non ha più una scusa valida per fare dietrofront rispetto alla politica monetaria restrittiva in cui si è imbarcata.

La banca centrale, ha commentato Ed Yardeni, direttore generale di Yardeni Research a Barron’s, ora “ha un problema serio e, anche se lo S&P 500 dovesse entrare in correzione (e ieri durante la sessione così è stato), la Fed dovrà ignorarlo, in quanto è rimasta indietro (nel combattere l’inflazione), e la sua credibilità è a rischio“.

Detto questo, è ancora presto per parlare di fine di Fed Put, come fa notare Barron’s nell’articolo Is the ‘Fed Put’ Kaput? Gone for Now but Not for Good. Ovvero: “La Fed Put ha fatto Kaput? Per ora è andata, ma non per sempre”.

Vale la pena ricordare che la Fed put è legata molto alla politica monetaria che ha caratterizzato l’era di Alan Greenspan, ex presidente della Fed, tanto che nella storia della politica monetaria è ben nota l’espressione “Greenspan Put”, tanto che tuttora molti ritengono che la Fed abbia un terzo mandato informale: quello di accertarsi che le azioni non scendano troppo in concomitanza con le sue decisioni di politica monetaria.

Stavolta la Fed put potrebbe non essere azionata però per un motivo ben preciso: di norma, la Fed put si è manifestata storicamente in concomitanza con il timore che gli Stati Uniti scivolassero in una fase di recessione; questa volta, invece, la preoccupazione principale della banca centrale americana è quella di evitare il surriscaldamento dell’economia.

Insomma, la Fed non teme la recessione, ma la fiammata dell’inflazione: una ragione in meno per non intervenire a favore dell’azionario.

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