Petrolio: WTI e Brent scivolano fino a -5%, si teme contrazione domanda con lockdown da Omicron
Tonfo dei prezzi del petrolio, con il contratto WTI che è arrivato a crollare nelle ore precedenti di quasi il 5% e il Brent che è arretrato di oltre il 4%.
Alle 15 circa ora italiana, il WTI cede il 4,32% a $67,80 al barile, mentre il Brent perde il 3,52% a $70,93 al barile.
In una sessione caratterizzata dalla forte avversione al rischio, i futures sul petrolio scontano, così come l’azionario globale, la prospettiva di nuovi lockdown nel mondo, a causa della veloce diffusione della variante Omicron.
Con l’imposizione di misure di restrizione – limitazioni ai movimenti, più smart working che presenze in ufficio, chiusura di ristoranti e bar e dunque spese per consumi minori, meno viaggi e turismo – si teme dunque una nuova contrazione della domanda di petrolio e di commodities.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.