Azionario Asia giù, borsa Tokyo -0,61% tra paura inflazione anche in Cina e futures Wall Street negativi
Azionario Asia prevalentemente negativo, sulla scia del trend al ribasso dei futures Usa e dell’alert inflazione in Cina.
I futures sui principali indici azionari americani sono scendono dopo la chiusura negativa di Wall Street nella giornata di ieri:
il Dow Jones ha perso lo 0,3%, lo S&P 500 ha ceduto lo 0,4%, interrompendo una fase rialzista che durava da otto giorni, il Nasdaq Composite è arretrato dello 0,6%.
Oggi grande attesa per l’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti, che farà il punto sul trend dell’inflazione. Ieri negli States è stato diramato l’indice dei prezzi alla produzione, che a ottobre è balzato dell’8,6% su base annua: meno del +8,7% atteso, ma comunque sempre al ritmo record in quasi 11 anni.
L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso la sessione odierna in ribasso dello 0,61%. La borsa di Shanghai cede lo 0,74%, Hong Kong fa -0,75%, Sidney -0,14%, Seoul -1,04%.
L’inflazione preoccupa anche la Cina: l’indice dei prezzi al consumo cinese è balzato a ottobre dell’1,5% su base annua, al ritmo più forte dal settembre del 2020. Il dato era atteso in crescita dello 0,7%, rispetto alla precedente variazione pari a zero. Su base mensile, il rialzo è stato pari a +0,7%.
L’Ufficio Nazionale di Statistica della Cina ha sottolineato che l’indice è stato condizionato da alcuni fattori, tra cui la domanda delle commodities, le condizioni meteorologiche, i costi. Boom anche per l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi alla produzione, volata del 13,5%, al record da quando le autorità di Pechino hanno iniziato a raccogliere il dato, nell’ottobre del 1996. Gli analisti avevano previsto un incremento del 12,4% su base annua, dopo il +10,7% precedente. Su base mensile, il trend è stato di un aumento del 2,5%. Pechino ha spiegato il boom del dato, tra le altre cose, anche con la scarsità dell’offerta di energia.
La borsa di Hong Kong continua a essere assediata dai problemi del real estate cinese: l’indice Hang Seng è sceso fino a -1% circa, e vede protagonista il ritorno in Borsa dopo un mese di assenza del titolo Fantasia Holdings, altro gruppo attivo nel settore immobiliare made in China -così come Evergrande-, finito nell’occhio del ciclone, anche in questo caso, per il rischio di default.
Il titolo era stato sospeso dal trading dopo che il gruppo non era riuscito a ripagare bond per un valore di $206 milioni, scaduti nel mese di ottobre. Il ritorno in Borsa porta l’azione a crollare di oltre il 37%.
Dal fronte macroeconomico del Giappone, è stato diffuso l’indice manifatturiero Tankan stilato da Reuters, che anticipa la pubblicazione dell’indice trimestrale Tankan compilato dalla Bank of Japan e che misura la fiducia delle imprese manifatturiere giapponesi. Il dato è peggiorato dai 16 punti di ottobre a 13 punti di novembre, scivolando al minimo in sette mesi.
La performance si spiega con le strozzature nelle catene di approviggionamento che hanno scatenato la crisi dell’offerta di beni in tutto il mondo, che si è tradotta a sua volta nella crisi dei chip e nei prezzi elevati dell’acciaio, a discapito in particolare del settore auto made in Japan.
In miglioramento invece l’indice che misura la fiducia delle imprese giapponesi attive nel settore dei servizi: in questo caso il dato è salito da -1 di ottobre a 1 punto, al record in tre mesi, grazie all’allentamento delle restrizioni legate alla pandemia Covid-19.
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