10:14 lunedì 11 Ottobre 2021

Crisi energetica globale: blackout Libano da record, caso estremo in un mondo che teme di rimanere al buio

I prezzi del petrolio WTI scambiato sul Nymex di New York riagguantano quota $80 al barile per la prima volta dal 2014, continuando a dare ragione ai bullish sull’oil. Dall’altra parte del mondo, in Libano torna la luce, dopo il blackout di 24 ore che si temeva sarebbe durato giorni. Quella del Libano, va detto, è una situazione limite, visto che sono 18 mesi che il paese fa fronte a una grave crisi economica, scatenata da una iperinflazione storica: la lira libanese, “peggata al dollaro”. è capitolata del 90% dal 2019 e al momento è scambiata sul mercato nero a 18.900 circa di lire per dollaro, a fronte di un cambio di 1.500 lire per dollaro precedente all’implosione dell’economia avvenuta due anni fa. Quello di sabato scorso, va detto, non è certo il primo blackout che ha colpito il Libano.

Molte sono le immagini di Beirut scattate, per fare un esempio, lo scorso 2 agosto del 2021, quando la città era rimasta al buio, ben prima che risuonasse in tutto il mondo il campanello d’allarme della crisi energetica. Ancora prima, a luglio, le due principali centrali elettriche libanesi avevano interrotto i rifornimenti, catapultando gran parte del paese in un blackout quasi totale. Lo shutdown in quanto i due impianti erano rimasti praticamente a secco di carburante.

La genesi della crisi energetica che continua ad attanagliare il Libano risale allo scorso maggio quando la compagnia della Turchia Karpowership ha staccato praticamente la corrente al Libano, dopo aver minacciato di agire in tal senso per settimane, in quanto non pagata dallo stato da 18 mesi. Ammontare dovuto da Beirut: 80 milioni di euro. Il caso del Libano, va ripetuto, è estremo, e collegato a una crisi finanziaria che la Banca Mondiale ha identificato essere nella “Top 10, probabilmente nella top 3, delle crisi più grandi sperimentate a livello globale dalla metà del 19esimo secolo”.

La chiusura delle due centrali elettriche e il conseguente blackout non avranno neanche provocato poi tanto sconcerto tra la popolazione, giĂ  alle prese con il razionamento di energia e ormai abituata ad avere la luce per sole due ore al giorno.

Ma, come spiega la BBC, l’episodio di sabato 9 ottobre è stato senza precedenti, visto che, per la prima volta nella storia, è stata l’intera rete elettrica nazionale ad andare offline, lasciando più di 6,8 milioni di persone al buio. In questa situazione, con la società di energia elettrica Electricité du Liban (EDL) che da anni continua a non riuscire ad assicurare i rifornimenti necessari, diversi sono stati i cittadini che hanno fatto ricorso, a seconda delle loro possibilità economiche, ai generatori privati. Ma gli stessi generatori privati sono affamati di carburanti, in quanto alimentati dal diesel, sempre più difficile da trovare. Tanto che, nelle ultime ore, è stato lo stesso esercito a distribuire parte della propria energia alle stazioni di energia elettriche, rimettendole così in funzionamento. La situazione si è temporaneamente risolta, stando a quanto reso noto dal ministero dell’energia, anche grazie allabanca centrale libanese ha assicurato una linea di credito del valore equivalente di $100 milioni, che ha permesso allo stato di acquistare caurburante e di garantire l’operatività delle sue centrali elettriche.

Se è vero che il Libano è un caso estremo, è altrettanto vero che ora Beirut condivide con il mondo la fame di carburanti. Fame di carburanti provocata da diverse strozzature presentatesi in diverse catene di approviggionamento e strozzature a loro volta provocate dal boom della domanda di materie prime scatenata dalla riapertura delle economie dopo la fase più critica della pandemia Covid-19.

La scarsità dell’offerta ha fatto volare i prezzi, portando il petrolio sia Brent che WTI a volare di oltre il 50% dall’inizio dell’anno e il gas naturale europeo a schizzare di ben il 300%. E proprio il gas naturale potrebbe innescare nuovi rally dell’oil. Il motivo? Come spiega un articolo,  i prezzi del gas sono diventati talmente costosi che i produttori di energia elettrica stanno iniziando a passare dall’utilizzo del gas per la produzione dei loro output all’utilizzo di petrolio: si tratta di un trend così in crescita da poter far balzare, secondo le previsioni di JP Morgan, la domanda di petrolio crude di ben 2 milioni di barili al giorno nell’arco di appena pochi anni, anche se gli esperti ritengono che uno scenario più realistico è quello di un aumento della domanda di 750.000 barili al giorno entro il mese di marzo. Gli espertì hanno già calcolato che, a questi livelli, il gas è scambiato a un valore equivalente che si aggira attorno ai $200 al barile del petrolio, fattore che fa capire al volo come per le società di energia elettrica sia molto più conveniente fare incetta dell’oro nero, che non di gas.

 

 

 

 

Power producers are doing an about-face by switching from costly natural gas to oil, a reversal from the decade-long trend of transitioning from costly oil to cheaper and cleaner natural gas.

It’s a budding but rapidly growing trend that could boost global crude demand by a good 2 million b/d in the space of just a few years.

 

 

The army has agreed to hand over some of its fuel to get the power stations working again until more can be imported. private generators became the only source of power. But they too are under pressure. They run on diesel, which is hard to find, and they simply don’t have the capacity to completely replace state electricity. On top of this, they have become very expensive, and thus unaffordable for a lot of people. ebanese citizens have struggled with the state’s electric company, Electricité du Liban, for years, and its shortcomings mean that private generators are common, at least for those who can afford them. Even in an ordinary week, it’s common for people to have as little as one or two hours of daily electricity from the state grid. , leaving Lebanon’s population of more than 6.8 million people without public power. The blackout comes just over a week after the government allowed a contract with a Turkish company supplying power via two barges off the coast of Beirut to lapse, cutting off that energy supply. Power cuts are not unusual in Lebanon – the country hasn’t had 24/7 electricity for decades. State-generated power was rationed, and people filled in the gaps by plugging in to a parallel system of private generators. Today, it wasn’t just a gap. For the first time, the entire grid went offline, and the private generators became the only source of power. The shutdown – caused by the two plants running out of fuel – worsens a crisis that has seen people receive just two hours of electricity a day. A lack of foreign currency has made it hard to pay overseas energy suppliers. World Bank identified the collapse of Lebanon’s financial system as “in the top 10, possibly top three, most severe crises episodes globally since the mid-nineteenth century,” adding that there’s no sense of how the nation will recover from such a catastrophe. a cui si doveva un quarto dell’energia erogata – perché da 18 mesi non veniva pagata. Il Libano ha accumulato più di 80 milioni di euro di debiti nei suoi confronti. has been threatening to shut down its power supply to Lebanon for weeks and said it took the decision on Friday because of 18 months of overdue payments in excess of $100 million. A Turkish company that provides electricity to Lebanon from two power barges shut down its operations on Friday over delayed payments and the threat of legal action against its vessels. The move is expected to increase outages in the crisis-hit Mediterranean country. Lebanon’s two main power plants were switched off on Friday, plunging much of the country into a near-total blackout. The shutdown – caused by the two plants running out of fuel – worsens a crisis that has seen people receive just two hours of electricity a day. A lack of foreign currency has made it hard to pay overseas energy suppliers. Pharmacies have also gone on strike over medicine shortages caused by the failure to pay foreign importers. Lebanon’s two biggest power stations, Deir Ammar and Zahrani – which together provide about 40% of the country’s electricity – shut down on Friday, their owner Electricite Du Liban (EDL) said. warned against more drastic measures of rationing electricity that could completely interrupt the supply of current, if it fails to finance its operations. EDL issued the warning “because of the difficult economic, financial and monetary conditions that the country is going through” and the fact that the nation’s bank Banque du Liban (BDL) is no longer opening a line of credit, which would allow finance of fuel imports. (Photo by Roudy Doumit/Getty Images) But even before the latest shutdown people were often receiving just two hours of electricity a day. Saturday’s blackout meant the whole of Lebanon was depending on private diesel-powered generators for power. rimane al buio per 24 ore, colpito da un blackout che sembra destinato a durare giorni. Il Libano rimane al buio per 24 ore, a testimonianza del global energy crunch, ma anche di una crisi economica che va avanti da mesi. The shutdown comes as Lebanon is experiencing shocking hyperinflation; the Lebanese lira, which is pegged to the dollar, has dropped 90 percent in value since fall 2019 and is currently trading about 18,900 lira per dollar on the black market. Prior to Lebanon’s 2019 economic implosion, the exchange rate was 1,500 lira per dollar. : Prezzi del petrolio, del gas e della benzina che inanellano nuovi record in tutto il mondo, a causa del global energy crunch: scarsità di energia, praticamente, che fa impennare che sta facendo impennare le quotazioni delle oil commodities, al

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