Petrolio torna a salire, per ora no ricorso Usa a riserve strategiche. Europa ricattata da Putin su gas, l’avvertimento di Washington a Mosca
I prezzi del petrolio WTI e Brent tornano a salire, portando i guadagni da inizio settimana a +4,2%. Le quotazioni dell’oil si riavvicinano ai livelli record testati durante la settimana, dopo la precisazione del dipartimento dell’Energia Usa, che ha affermato che, al momento, gli Stati Uniti non stanno considerando l’opzione di attingere alle riserve strategiche di petrolio per cercare di smorzare il boom dei prezzi.
Tornano ad aumentare anche i prezzi del gas naturale scambiati in Olanda, già in rally del 300% da inizio anno, con le quotazioni del contratto del gas olandese con consegna a dicembre rimbalzate di più di 4 euro a €103,85 per megawattora.
La crisi energetica Global Energy Crunch diventa crisi geopolitica: in un’intervista rilasciata alla BBC, il consigliere alla sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan ha avvertito la Russia di non speculare sull’attuale crisi. Il presidente russo Vladimir Putin aveva rassicurato l’Europa sull’arrivo di nuovi rifornimenti dalla Russia, ma diversi analisti non considerano affidabili la sua promessa. Piuttosto, ritengono che Mosca stia usando questa crisi per velocizzare l’operatività del gasdotto North Stream 2, che collega le coste di Russia e Germania. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha precisato l’altro ieri che “il Nord Stream 2 è in attesa del processo di certificazione, quindi al momento non ha alcuna capacità ”, confermando, di fatto, che “non è ancora stata concessa l’autorizzazione” per il trasporto di gas.
Altri fanno notare come sia la stessa Russia ad avere problemi nel riuscire a garantire l’offerta ai propri cittadini e che sarebbe questo il vero motivo che potrebbe trattenere Mosca dall’aiutare l’Europa. Jake Sullivan ieri è stato molto chiaro nel lanciare un avvertimento alla Russia, confermando che la Casa Bianca intende lavorare con l’Europa affinché l’offerta di energia riesca a tenere il passo con il balzo della domanda di petrolio e di altre commodities energetiche che è stata scatenata dalla ripresa dell’economia dalla crisi della pandemia Covid-19. Le dichiarazioni di Sullivan sono arrivate nel corso di una visita a Bruxelles del funzionario, che ha incontrato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Ai giornalisti Sullivan ha detto chiaramente che “la Russia è nota nella storia per aver usato l’energia come strumento di coercizione, come arma politica. Se questo sta accadendo ora è qualcosa che faccio decidere agli altri”. Sullo sfondo, gli esperti del settore dimostrano che il veloce dietrofront che i prezzi del gas naturale hanno fatto l’altro ieri, passando da un boom del 400% a un forte calo dopo le parole di Putin, dimostra come l’Europa sia sempre di più ostaggio di Mosca, che può decidere di rifornire o non il Continente in base ai suoi umori e desiderata.
Un alert sull’Europa ricattata dalla Russia è arrivato ieri anche dall’eurodeputato dei Verdi/Ale, Ignazio Corrao. Così Corrao in una nota: “La dipendenza crea altra dipendenza, il gas come il metadone. Un ricatto quello russo che deve far riflettere sulla futura strategia energetica europea che dovrà assolutamente approfittare del Green deal per svoltare definitivamente verso le rinnovabili e l’efficientamento energetico”, ha detto l’eurodeputato, stando a quanto riportato dall’Ansa, in vista della presentazione della proposta sull’acquisto comune di gas che la Commissione europea presenterà la prossima settimana e che verrà discussa durante il Consiglio europeo.
Petrolio torna a salire dopo chiarimento Energia Usa
Il Brent e il WTI erano scesi ieri per la seconda sessione consecutiva, scontando le dichiarazioni rilasciate al Financial Times dalla segretaria all’Energia Usa Jennifer Granholm. Al quotidiano britannico Granholm aveva detto che gli Stati Uniti avrebbero potuto considerare l’opzione di attingere alle riserve di emergenza, nel caso in cui questo fosse servito a risolvere la crisi energetica che si è scatenata con il boom dei prezzi del petrolio, della benzina, e del gas naturale.
“E’ uno strumento che stiamo valutando”, aveva detto Granholm in occasione del Summit sulle strategie per la transizione energetica organizzata dall’FT. Ma il dipartimento ha precisato che, “in questo momento”, gli Stati Uniti non stanno valutando questa opzione.
E così il WTI è tornato ad avvicinarsi fino a $79,14 al barile, dopo aver superato la soglia dei $79 al barile questa settimana per la prima volta dal 2014. Il contratto scende ora sotto la soglia psicologica, dopo essere balzato di oltre l’1%.
Il Brent fa +0,59% a $82,44 al barile, smorzando comunque i guadagni dopo essere salito nelle ultime battute fino a +1% a $82.75 al barile.
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