Bce non cambierà spartito, boom inflazione tedesca guidato da fattori una tantum (analisti)
Il 10 settembre, data del prossimo meeting Bce, si avvicina e le attese sono per una conferma totale dell’impronta accomodante di politica monetaria. La nuova ascesa dell’inflazione tedesca, balzata ai top da 13 ani ad agosto, non sembra in grado di cambiare i piani dell’Eurotower. “Quando la BCE si riunirà di nuovo la prossima settimana, molto probabilmente si atterrà alla sua visione piuttosto favorevole dell’inflazione guidata da una serie di fattori una tantum senza effetti secondari in vista”, argomenta Carsten Brzeski, economista di Ing. Le recenti dichiarazioni di Philip Lane e Isabel Schnabel hanno effettivamente sottolineato proiezioni di inflazione molto al di sotto del 2% nel 2022 e nel 2023. “Dubitiamo che le nuove proiezioni dello staff della BCE presenteranno un quadro significativamente cambiato”, è la previsione di Ing che sottolinea come sorprendentemente l’elevata inflazione tedesca non è solo il risultato degli effetti di base dei prezzi bassi durante i lockdown. In effetti, confrontando i livelli dei prezzi di agosto con il livello di gennaio 2020 si vede che anche i prezzi sono aumentati di oltre il 4%.
In effetti, prosegue Brzeski, la politica monetaria difficilmente può ridurre l’inflazione guidata principalmente da fattori una tantum. Pertanto, l’attuale posizione favorevole della BCE sull’inflazione ha senso, anche se il riconoscimento del fatto che le persone devono effettivamente pagare prezzi più elevati aiuterebbe i futuri dialoghi con i cittadini dell’eurozona. “Guardando alla riunione della prossima settimana, è difficile immaginare che la BCE cambierà qualcosa nella sua comunicazione”, conclude l’esperto.
Ad agosto l’inflazione tedesca si è attestata al 3,4% annuo su base armonizzata (dal 3,1% di luglio). Si tratta dei nuovi massimi da 13 anni.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.