Recovery: sanzioni a chi rifiuta il Pos. Plaudono associazioni consumatori, ma invitano ad azzerare commissioni
Il Governo, nella road map delle riforme legate al Recovery plan, prevede sanzioni amministrative contro gli esercenti che rifiutano pagamenti col Pos.
“Non ci crediamo finchè non lo vediamo, o meglio fino a che non diventerà legge dello Stato con tanto di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc). “Già in passato abbiamo assistito ad annunci poi rivelatesi solo fake news. Il massimo è stato con il Governo Conte II, che nel dl fisco, il decreto collegato alla manovra 2020, aveva introdotto sanzioni pari a 30 euro, più il 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutato il pagamento elettronico. Dopo le proteste dei commercianti e degli esercenti, in fase di conversione del decreto, le sanzioni sparirono” ricorda Dona.
Plaude anche il Codacons per l’inserimento nella road map del Governo sulle riforme legate al Recovery plan di sanzioni per chi rifiuta i pagamenti con Pos. “Da sempre abbiamo sostenuto come le norme entrate in vigore in Italia e che obbligavano esercenti e professionisti a dotarsi di Pos fossero del tutto inutili, perché mancavano sanzioni nei confronti di chi rifiutava pagamenti con carte o bancomat”, spiega il Codacons che “chiede però al Governo di azzerare le commissioni interbancarie a carico dei commercianti, balzelli che rappresentano la causa dell’ostruzionismo ad oltranza degli esercenti”.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.