Germania: imprese mai così pessimiste, indice Ifo scende oltre le attese
Scende oltre le attese l’indice tedesco Ifo, che misura la fiducia delle imprese. Secondo i dati diffusi l’indice Ifo oggi, nel mese di aprile, l’indicatore ha segnato una flessione a 74,3 punti da 86,1 di marzo e contro attese per un calo più contenuto a 80.
Il sottoindice sulla situazione corrente è sceso a 79,5 da 93, ai minimi da luglio 2009 mentre quello sulle aspettative ècrollato a 69,4 da 79,7 contro attese per 77, al minimo storico.
Il sentiment nelle aziende tedesche è “catastrofico” ha commentato il presidente del’istituto tedesco Ifo, Clemens Fuest.
“E’ il valore più basso mai registrato e mai prima d’ora l’indice ha segnato una flessione così drastica” sottolinea aggiungendo che “ciò è dovuto principalmente al massiccio deterioramento della situazione attuale. Le aziende non sono mai state cosi’ pessimiste sui prossimi mesi. La crisi del coronavirus sta colpendo l’economia tedesca con piena furia”.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo