Borse cinesi: prevalgono le vendite, allarme stagflazione
Seduta all’insegna delle vendite sulle Borse cinesi. Le tensioni in Medio Oriente hanno zavorrato i mercati azionari asiatici, spingendo i prezzi del petrolio verso l’alto e favorendo un rally di asset rifugio come lo yen giapponese e l’oro.
In Cina, l’Indice composito di Shanghai e le blue chip hanno entrambi lasciato sul terreno oltre l’1%, segnando le maggiori perdite giornaliere dal 23 dicembre 2019. All’inizio della sessione, il benchmark di Shanghai ha toccato il livello più basso in oltre una settimana.
“Non penso che la guerra commerciale sia una questione rilevante al momento”, osserva Yang Tingwu, vice direttore generale dell’hedge fund Tongheng Investment. “Ma un possibile aumento dei prezzi energetici si tradurrà in una stagflazione in Cina, limitando le mosse di politica monetaria della banca centrale”.
La borsa di Hong Kong ha chiuso con una flessione dello 0,8% a 28.087,92, toccando il livello più basso dalla metà del 24 dicembre.
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L’offerta pubblica di SK Hynix negli Stati Uniti ha superato le aspettative, risultando sette volte superiore alla domanda iniziale. L’azienda sudcoreana di chip di memoria ha attirato l’interesse di investitori istituzionali globali, tra cui fondi sovrani e fondi a lungo termine, preparando il terreno per una delle più grandi quotazioni di una società straniera negli USA.
Durante l’ultima riunione politica, alcuni funzionari della Federal Reserve hanno considerato un aumento dei tassi di interesse, ma hanno deciso di mantenerli invariati. Le preoccupazioni sull’inflazione aumentano mentre diminuiscono quelle sul mercato del lavoro. La Fed prevede una crescita solida del PIL reale fino al 2026, mentre nuove proiezioni dei tassi suggeriscono possibili rialzi quest’anno.