Made in Italy, governo punta a vietare delocalizzazioni per i “marchi storici”
Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha presentato un disegno di legge che proibirebbe alle aziende di delocalizzare la produzione di marchi italiani registrati da almeno 50. Una misura di protezione verso il Made in Italy che sarebbe stata ispirata dalla vicenda Pernigotti. Secondo la proposta di legge, “i diritti sui marchi iscritti nell’elenco dei marchi storici nazionali di alto valore territoriale decadono se il titolare del marchio cessa la produzione nel territorio del comune in cui lo stabilimento produttivo era situato alla data di registrazione del marchio”. Se si produce fuori dal contesto storico, dunque, non sarebbe possibile utilizzare il marchio.
Non si è fatto attendere l’appoggio del segretario della Lega, Matteo Salvini: “Se vuoi continuare a usare quel marchio storico, che è un valore aggiunto, devi mantenere la produzione in Italia”, ha detto durante una conferenza stampa, “è uno strumento per la difesa del Made in Italy e delle aziende italiane. Siamo al governo da 9 mesi, se fosse stato approvato anni fa alcune aziende avrebbero operai al lavoro, ma meglio tardi che mai”.
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Apertura negativa per Wall Street con il Nasdaq in forte ribasso. I timori di un aumento dei tassi d’interesse si intensificano dopo un solido rapporto sull’occupazione. Il Dow Jones e lo S&P 500 mostrano andamenti contrastanti, mentre il prezzo del petrolio Wti scende al Nymex.
L’entrata nel Blocco A1 è in linea con la strategia esplorativa di Eni che mira a creare un portafoglio geograficamente diversificato
Nel primo trimestre del 2026, il PIL dell’Eurozona ha subito una flessione dello 0,2%, secondo Eurostat. Questo dato è inferiore alle previsioni iniziali di crescita e al consensus. Parallelamente, l’occupazione ha mostrato un leggero aumento, in linea con le aspettative degli analisti.
Airbus ha registrato un aumento del 59% nelle consegne di aerei a maggio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, totalizzando 262 velivoli consegnati dall’inizio dell’anno. Questo incremento è stato sostenuto da una ripresa delle consegne in Cina dopo la risoluzione di ritardi amministrativi. Airbus punta a consegnare 870 aerei entro il 2026, con 815 ordini lordi registrati finora.