Confcommercio, il “credit crunch c’è e si vede” in Italia
A distanza di anni dalla crisi finanziaria del 2008 in Italia si continua a sentire l’effetto del credit crunch, almeno per quanto riguarda le micro imprese con non più di nove addetti: solo l’11% di esse, infatti, viene “soddisfatto in termini di credito”. Per le imprese grandi invece il grado di “soddisfacimento” del credito arriva al 41%. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sul credito di Confcommercio. Se nel 2009 le richieste di finanziamenti pienamente accolte erano il 62%, esse erano solo il 23% nel 2013, mentre negli ultimi due anni si è assistita una ripresa al 38%.
Anni durante i quali la domanda di credito è rimasta stabile con il 21,8% di aziende che, dai dati del sondaggio Confcommercio, dichiarano di aver chiesto un prestito.
“Sarà difficile per le nostre imprese tornare a crescere anche dimensionalmente senza un efficace contributo del sistema bancario”, è la conclusione della Confederazione.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo