Regno Unito: prezzi al consumo ai massimi da settembre 2013
LONDRA (WSI) – Sale al 2,3% su base annua nel mese di febbraio l’inflazione in Gran Bretagna secondo quanto reso noto dall’ONS, l’Office for National Statistics. I prezzi al consumo in particolare toccano i massimi da settembre 2013, superando le attese degli analisti che erano ferme al +2,1% dopo la variazione dell’1,8% di gennaio.
Su base mensile i prezzi al consumo sono in rialzo dello 0,7% dopo il calo dello 0,5% nel mese precedente conto le attese previste in crescita dello 0,5%. A trainare il rialzo sono stati i prezzi dei beni alimentari e del carburante.
L’inflazione sopra la soglia desiderata dalla banca centrale britannica non dovrebbe provocare scossoni in termini di politica monetaria e decisione sui tassi di interesse. La Bank of England già in passato, infatti, ha mantenuto politiche invariate anche in un periodo come quello andato dal 2005 al 2013 in cui i prezzi al consumo si erano spinti oltre il 2%.

Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.