Sondaggio: eroso il vantaggio del M5s sul Pd al ballottaggio
L’ultimo sondaggio sugli umori elettorali degli italiani, pubblicato dall’Huffington Post, mostra come il Movimento 5 stelle sia ancora favorito in caso di ballottaggio con il Partito democratico, con una distribuzione dei consensi rispettivamente del 50,2 e del 49,8%. Un divario notevolmente assottigliato rispetto a qualche mese fa, la cui ragione probabilmente risiede nell’impasse della giunta di Roma, guidata dalla pentastellata Virginia Raggi. Il centrodestra si rivela ancora lontano dal poter insidiare al secondo turno sia il Pd sia il M5s: nel primo caso fermandosi al 44,8% e nel secondo al 44,6%.
Il sondaggio, a condotto da Scenari Politici, ha rilevato, inoltre, che il sistema elettorale preferito dagli italiani sarebbe il proporzionale puro (26%) seguito a stretto giro sia dal Mattarellum, un sistema maggioritario/misto (25%) sia dal maggioritario puro (25%). L’Italicum sarebbe l’opzione migliore solo per il 16% del campione.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo