IEA avverte: mancanza di petrolio entro fine decennio
L’eccesso di offerta di petrolio finirà entro il termine del decennio e cambierà di segno, quando si sperimenterà una mancanza di oro nero per via della riduzione degli investimenti da parte delle compagnie petrolifere: è questo, in sintesi, lo scenario prefigurato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) nell’ultimo World Energy Outlook. Se tra il 2000 e il 2014 le imprese del settore avevano approvato in media investimenti di 15 miliardi di dollari ogni anno in nuovi progetti, l’anno scorso tale dato è sceso a soli 6,5 miliardi: era dagli anni Cinquanta che non si vedevano cifre così esigue. Secondo uno degli autori della ricerca, Tim Gould, sarà necessario uno sforzo senza precedenti per recuperare il terreno perduto, in quanto tra la fine del decennio e i prossimi anni Venti il mondo subirà una mancanza di petrolio, con l’ovvia conseguenza di risollevarne il prezzo in un futuro non lontano.
Se nuove tecnologie green non saranno implementate un barile di Brent potrebbe venire a costare fino a 150 dollari entro il 2040, prevede la Iea, in caso contrario l’aumento sarebbe limitato agli 80 dollari.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.