Eurozona: in aumento ad agosto produzione industriale. Tonfo in Irlanda
BRUXELLES (WSI) – Sale ad agosto la produzione industriale nella zona euro dell’1,6% e nella Ue dell’1,4% dopo aver registrato un calo dello 0,7% in entrambe le zone a luglio. A renderlo noto l’Eurostat.
In Italia la produzione segna un +1,7% rispetto a luglio e +4,1% rispetto ad agosto 2015. Gli aumenti della produzione più alti si segnalano nella Repubblica Ceca (+7,7%), in Slovenia (+5,9%) e Polonia (+5,1%), mentre i cali più significativi sono in Irlanda ( -8,5%), Svezia (-6,2%) e Malta (-3,9%).
Sempre ad agosto nella zona euro si registra un incremento del 4,3% nella produzione di beni di consumo durevoli, del 3,5% di beni capitali, +3,3%, di energia e +1,4% di beni di consumo non durevoli. Rispetto ad agosto 2015 nella zona euro crescono i beni di consumo durevoli (+4,9%), i beni capitali (+2,6%), i beni intermedi (+2%), energia (+1,5%) e beni di consumo non durevoli (-0,1%).
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo