Usa: fiducia consumatori al record dal 2007
Dal fronte macro Usa reso noto l’indice della fiducia dei consumatori, che si è attestato al record dal 2007, ovvero al massimo dalla recessione.
L’indice, stilato dal Conference Board e relativo al mese di settembre, si è attestato a quota 104,1 punti, in rialzo rispetto ai 101,8 punti di agosto. Il trend è stato migliore delle attese, dal momento che gli analisti avevano previsto una flessione a 99 punti.

Così Lynn Franco, numero uno della divisione di indicatori economici presso il Conference Board:
“La valutazione dei consumatori sulle condizioni attuali sono migliorate, principalmente a causa di una opinione più positiva sul mercato del lavoro“.
Di fatto, esaminando il dato, emerge che la percentuale di chi crede nella creazione di maggiore occupazione è salita al 15,1% dal 14,4%, mentre quella di chi teme minori posti di lavoro è scesa dal 17,5% al 17%. In più, la percentuale di chi prevede una flessione nei redditi è calata dall’11% al 10,3%.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo