Cina: boom prezzi alimentari. Ma inflazione alla produzione giù per 47esimo mese
ROMA (WSI) – Novità dal fronte economico della Cina, dove sono stati diffusi i dati sull’inflazione. Dati che hanno mostrato uno scenario contrastato.
Da un lato, l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo è salita +2,3% su base annua, a un tasso dunque più elevato rispetto all’1,8% di gennaio e ben al di sopra delle attese di Reuters, di un aumento dell’1,9%. Focus soprattutto sui prezzi dei beni alimentari, che sono balzati a un tasso annuo del 7,3%, al record in quattro anni.
Reuters fa notare come la crescita sia stata la più forte, su base annua, dal luglio del 2014. Tuttavia secondo Julie Wang, economista per la Cina presso HSBC, è improbabile che l’aumento delle pressioni inflazionistiche incida sulle politiche monetarie della banca centrale cinese, che a suo avviso rimarranno espansive, “al fine di sostenere la crescita”.
Inoltre, a fronte del trend dei prezzi al consumo l’indice dei prezzi alla produzione della Cina, pubblicato anch’esso oggi, è sceso per il 47esimo mese consecutivo, segnando un calo -4,9%.
Di seguito il grafico con il trend CPI (Consumer Price Index, ovvero Indice dei prezzi al consumo) e PPI (Producer Price Index), ovvero indice dei prezzi alla produzione.

Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.