Cina, stime del governo vedono Pil 2016 fra il 6,5 e il 7%
Le stime di Pechino indicano che l’economia cinese dovrebbe essere cresciuta quest’anno fra il 6,5% e il 7%: meno di quanto previsto nelle stime di inizio anno.
A comunicarlo è il presidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, Xu Shaoshi, che ha aggiunto che il Paese pianifica di ridurre l’eccesso di produzione industriale e di affrontare il problema delle “compagnie zombie” non produttive. Nonostante le pressioni verso il rallentamento “relativamente forti” nel primo trimestre, la Cina, comunica la Commissione, riuscirà a rimanere non distante dagli obiettivi annunciati.
Nel 2015 la Cina è cresciuta del 6,9%, l’incremento più contenuto degli ultimi 25 anni.
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La Borsa di Tokyo e quella di Seul hanno subito significative perdite all’inizio della settimana a causa delle tensioni geopolitiche tra Israele e Iran e delle prese di profitto nel settore tecnologico e AI. L’indice Nikkei ha chiuso in calo del 3,85%, mentre il Kospi di Seul è sceso dell’8,29%.
Le tensioni tra Iran e Israele hanno portato a un aumento significativo del prezzo del petrolio, mettendo a rischio un fragile cessate il fuoco in Medio Oriente. I colloqui di pace sono in stallo, mentre le azioni militari continuano a intensificarsi.
Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, considera il recente calo delle azioni tecnologiche globali come un’opportunità d’acquisto, sottolineando l’inizio della costruzione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Huang ha evidenziato un accordo con SK Hynix per progettare chip di memoria per AI.
Apertura negativa per Wall Street con il Nasdaq in forte ribasso. I timori di un aumento dei tassi d’interesse si intensificano dopo un solido rapporto sull’occupazione. Il Dow Jones e lo S&P 500 mostrano andamenti contrastanti, mentre il prezzo del petrolio Wti scende al Nymex.