MERCATI: ITALIA EMERGE COME AREA DI SPECIFICO INTERESSE
In un contesto di ripresa dell’economia europea e di misure di allentamento monetario straordinarie da parte della Bce, l’Italia emerge come un’area di specifico interesse. È l’opinione di Banca Intermobiliare, secondo cui nelle ultime settimane la “scommessa” sulla nostra Borsa era stata “frenata” dal fatto che il nostro paese rischiava di essere il più penalizzato dal scenario Grexit.
L’economia del nostro paese ha una agevole base di comparazione; negli ultimi mesi sono emerse evidente indicazioni di miglioramento del ciclo del credito; le aziende italiane mantengono un importante spazio di recupero sul fronte reddituale.
Ovviamente il posizionamento su Piazza Affari deve sempre tenere in adeguata considerazione il fatto che la nostra Borsa resta pur sempre un mercato di nicchia (tanto per fare un esempio venerdì scorso con il rialzo post risultati Google ha incrementato il suo valore di Borsa di un ammontare pari all’intera market cap del primo titolo italiano, vale a dire Intesa San Paolo).
Sul fronte rischi, l’evoluzione della crisi greca sarà molto complicata, ma, nella misura in cui viene accantonato il rischio contagio, perde di importanza (resta pur sempre un’economia con un incidenza inferiore al 2% sul PIL dell’Eurozona).
In questa fase il principale fattore di rischio al scenario tracciato è probabilmente la Cina: è un dato di fatto che la situazione cinese si caratterizza per importanti squilibri, con riferimento ai quali è decisamente difficile avere la sensibilità per capire in quale misura siano gestibili o viceversa possano essere fonte di una crisi che vada a contagiare l’economia globale, al tempo stesso sulla Cina si conferma il plus rappresentato dalla capacità di intervento delle autorità politiche.
Breaking news
A luglio, il settore manifatturiero e dei servizi del Regno Unito ha registrato un aumento degli indici PMI, secondo i dati preliminari di S&P Global. L’indice PMI manifatturiero ha raggiunto 52,8, mentre quello dei servizi è salito a 51,8.
Il Nikkei chiude in ribasso del 2,73% a causa del calo delle azioni Alphabet, alimentando timori sugli investimenti in intelligenza artificiale. Nonostante la perdita settimanale, l’indice ha guadagnato lo 0,7% rispetto alla settimana precedente. Il Topix scende dell’1,05%, mentre il Nikkei ha subito un calo dell’8% mensile, influenzato dal KOSPI sudcoreano e dal settore tecnologico.
Gli Stati Uniti impongono dazi tra il 10% e il 12,5% su importazioni da 60 economie, dopo un’indagine sulle pratiche di lavoro forzato nelle catene di fornitura. I prodotti di Messico, Regno Unito, Canada e India subiranno tariffe al 10%, mentre quelli dell’Unione Europea, Taiwan, Giappone, Svizzera e Corea del Sud saranno colpiti fino al 12,5%. Le nuove tariffe entreranno in vigore a partire dalle 12:01 ora di New York, con alcune esenzioni per merci già in transito.
Volkswagen ha rivisto al ribasso le sue aspettative di fatturato per l’anno, prevedendo un calo fino al 3%. La casa automobilistica affronta difficoltà in Cina, dove i produttori locali dominano il mercato dei veicoli elettrici. Nonostante il calo del 37% nelle consegne di gruppo in Cina nei tre mesi fino a giugno, Volkswagen prevede un miglioramento dei profitti nella seconda metà dell’anno, sostenuto dalla domanda dei nuovi modelli compatti elettrici.