NON SNOBBATE QUESTO INDICE DI BORSA. CORSA INARRESTABILE
di Davide Dalmasso – Head of R&D di ADB
C’è stato un momento, lo scorso anno, in cui sembrava che il mondo potesse fare a meno della Cina. Il ridimensionamento delle stime di crescita, unitamente alle problematiche del settore immobiliare e finanziario, avevano portato gli investitori a sottopesare questa asset class. A fine 2014, complice anche la liberalizzazione del mercato azionario cinese, un enorme flusso di denaro si è invece nuovamente spostato verso il Far East. A beneficiarne non è stata solo la Cina ma anche tutti i satelliti che orbitano attorno. Taiwan è sicuramente uno di questi.
Con un peso sull’indice MSCI Emerging Markets che sfiora il 13%, la piccola isola del Pacifico è una delle economie più floride dell’area, anche se la mole del suo vicino di casa spesso la mette in ombra.
Gli ultimi dati macroeconomici fotografano un’economia che cresce con una disoccupazione sui livelli più bassi degli ultimi 14 anni, sotto il 4%. Il Pil è salito del 3.46% nel primo trimestre in linea con quanto previsto dal governo e dagli analisti, grazie al buon andamento del settore tecnologico (in tutto il mondo) che ha favorito la domanda di componenti elettronici, in particolare di personal computer e smartphone su cui si è registrata una decisa accelerazione.
Oltre a fattori di natura fondamentale, l’indice di Taipei è stato spinto al rialzo anche da una motivazione più tecnica. Sui media si sono infatti susseguite le notizie sul possibile lancio di un programma di collegamento tra le borse di Shanghai e Taiwan. Un progetto simile a quello che è stato realizzato lo scorso novembre tra la borsa cinese e quella di Hong Kong e che permetterebbe alle imprese dell’isola di investire e finanziarsi sul mercato dei capitali del Continente. Sebbene vi sia un grosso punto interrogativo su quando e come questa connessione verrà attuata, la corsa alle azioni taiwanesi è stata immediata con flussi in ingresso che hanno raggiunto i livelli più alti dal 2007.
Tutto questo si è tradotto in un’ accelerazione dell’indice azionario di Taiwan che ha ripreso contatto con i 10.000 punti. Com’è possibile vedere dal grafico questo livello ha da sempre giocato un ruolo determinante nelle sorti dell’indice ed in particolare ha sempre arrestato la sua corsa rialzista. Ciò è avvenuto nel ’97, nel 2000 e nel 2007. Le indicazioni operative e le implicazioni positive che potrebbero giungere dal superamento di questa soglia sono estremamente importanti favorendo l’ingresso da parte di chi non è ancora posizionato long sul mercato.
La corsa agli acquisti ha avuto anche come effetto un importante apprezzamento della valuta locale, il dollaro taiwanese. Il cambio contro euro non scendeva così in basso dal 2002. Sebbene ciò preoccupi le autorità di Taiwan per le controindicazioni che potrebbero esserci sull’export, il rialzo del dollaro ha incrementato i guadagni degli investitori esteri favorendo ulteriormente l’afflusso di denaro sull’isola.
Breaking news
Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play