Il 2019 sarà l’anno delle commodity, ecco i settori su cui puntare

28 Dicembre 2018, di Mariangela Tessa

Di fronte alle prospettive incerte del mercato azionario, meglio puntare sulle materie prime che offrono per il 2019 rendimenti in rialzo. È questa l’idea di Mark Lacey, Head of Commodities e James Luke, gestore del fondo Schroder ISF Global Gold,che in report diffuso in questi giorni sottolinea:

“Le commodity hanno dovuto affrontare diverse preoccupazioni ultimamente: i timori legati alle guerre commerciali e al rallentamento della crescita globale hanno eroso la fiducia degli investitori. Tali timori non sono facilmente rimovibili. Ciononostante riteniamo che l’outlook per i rendimenti delle commodity nel 2019 sia positivo”.

Ma dove investire?

Settore energetico

Secondo le nostre previsioni – scrive Lacey- l’outlook del petrolio per i prossimi 12 mesi è rialzista, in quanto ci aspettiamo che il mercato torni a restringersi nel 2019. La domanda continua ad essere forte e la spare capacity è ai minimi storici (tranne in Iran). Le compagnie petrolifere internazionali continuano a dimostrare ed esprimere il desiderio di mantenere una certa disciplina nel loro utilizzo del capitale.

Guardando all’America del Nord, riteniamo che le aspettative per la crescita della produzione siano eccessive. I vincoli legati agli oleodotti dei principali giacimenti saranno alleviati solo verso la fine del terzo trimestre del 2019 e la produzione canadese ha iniziato a rallentare a causa del basso prezzo del greggio locale. Anche assumendo una crescita della domanda di petrolio più debole nel 2019 e un significativo aumento della produzione in Nordamerica, continuiamo a ritenere che la domanda sarà eccessiva rispetto alla capacità di produzione dell’OPEC. Il mercato dovrà attingere alle scorte nel secondo e terzo trimestre. Tali mosse dovrebbero spingere il prezzo del petrolio al rialzo, con possibili impennate se i produttori precari, come Libia, Iraq, Nigeria e Venezuela dovessero subire disruption sul lato dell’offerta.

Metalli

Non ci aspettiamo – continua l’esperto – che nel 2019 ci saranno sovraperformance dei metalli comuni, ad eccezione di ambiti specifici che saranno interessati da catalizzatori dell’offerta. Spicca l’alluminio, il cui prezzo è estremamente basso rispetto ai costi e l’ampio deficit probabilmente spingerà i prezzi al rialzo. Sul lungo termine continuiamo a vedere un potenziale significativo per il mercato del nickel, sulla base di una crescita dell’offerta limitata e una domanda solida e in aumento per le batterie agli ioni di litio.

I metalli preziosi al momento sono molto poco popolari. Con il focus sulle problematiche di breve termine, come le posizioni estremamente corte e l’ampio acquisto indiano, i mercati stanno ignorando una domanda importante per l’oro: quando vedremo l’impatto sull’economia Usa dei tassi di interesse più elevati, della crescita più debole dei mercati emergenti e dei mercati azionari e dell’incertezza derivante da una politica commerciale più aggressiva? Se ciò dovesse realizzarsi, l’impatto negativo sulle aspettative di tassi e dollaro potrebbero essere profonde. In tal senso la gestione delle tempistiche è difficile. Sarà necessaria una certa dose di pazienza, ma il 2019 probabilmente vedrà rendimenti che riflettono tale punto di svolta e ciò rappresenterà un catalizzatore positivo per i mercati dei metalli preziosi.

Agricoltura

I fondamentali al momento sono molto diversi all’interno dei cinque sotto-settori agricoli che copriamo. L’incertezza politica  ed economica legata alle trade war e alla volatilità delle valute dei mercati emergenti – continua Lacey nella nota – ha pesato molto sui mercati agricoli. Tuttavia, mercati come quello dei cereali e delle materie prime emergono come esempi positivi, dato che prevediamo che la produzione globale e le scorte continueranno a restringersi nel 2019.

In modo simile, anche i mercati del cotone sembrano promettenti, dato che la domanda per le fibre naturali continua ad essere solida a livello globale, mentre il cotone di alta qualità mostra un’offerta debole. Al contrario, siamo negativi sui semi per i prossimi 12 mesi, in particolare sulla soia.

Infine, i mercati delle soft commodity come cacao, caffè e zucchero sembrano essere vicini alla fine della loro tendenza orso del lungo termine. I prezzi del caffè e dello zucchero sono crollati dal 2011 e ciò riflette l’importanza delle scorte globali. Sebbene manchi ancora un elemento catalizzatore, i rischi di downside sono limitati e rappresentano un’interessante opportunità di investimento di lungo termine.