Trump, “Corea del Nord non è più minaccia nucleare”

13 giugno 2018, di Alberto Battaglia

Lo storico accordo fra Stati Uniti e Corea del Nord rivelerà la sua efficacia soltanto nei prossimi mesi, quando il regime sarà chiamato ridurre, in varie fasi, le proprie capacità nucleari in cambio di progressivi alleggerimenti delle sanzioni economiche. Ma per il presidente Trump è già un successo da rivendicare in patria: “Non c’è più una minaccia nucleare da parte della Corea del Nord”, ha twittato una volta sceso dall’Air Force One, di ritorno dal bilaterale in Singapore, “tutti possono sentirsi molto più sicuri oggi rispetto a quando sono entrato in carica”.
Le ragioni per tenere a freno gli entusiasmi, tuttavia, non mancano. Innanzitutto, l’esperienza storica degli accordi con la Corea del Nord ha rivelato come Pyongyang sia stato più volte un interlocutore inaffidabile: nel 2005 il Paese aveva concordato la sospensione del suo programma nucleare in cambio di aiuti economici, ma ruppe l’accordo con due test nucleari a partire dall’anno successivo. Nel 2012, subito dopo la morte di Kim Jong-il una moratoria aveva prefigurato l’interruzione del programma di arricchimento dell’uranio nel sito di Yongbyon; non c’è voluto molto per capire che le ambizioni del nuovo leader Kim Jong-un tenevano, al contrario, debito conto del potenziale nucleare del Paese.

 

Ora, le maggiori critiche sul nuovo accordo si concentrano sull’assenza, nella dichiarazione congiunta dei due capi di stato, di precisi riferimenti al cosiddetto Cvid: uno smantellamento completo, verificabile e irreversibile. Trump, però, ha assicurato che solo quando questo processo sarà concluso verranno rimosse tutte le sanzioni. Prima di allora tutto procederà per gradi. Questo approccio, secondo Shin Beom-chul, ricercatore dell’Asan Institute for Policy Studies, un think tank, sarebbe stato accettato su proposta nordcoreana, perché la presidenza Usa potesse rivendicare in tempi brevi un accordo. “Trump deve aver richiesto rapide misure di denuclearizzazione dalla Corea del Nord, poiché deve dimostrare progressi prima delle elezioni di mid term”, ha affermato al Financial Times, “ma la Corea del Nord potrebbe essere pigra nell’attuare qualsiasi accordo una volta che alcune delle sanzioni saranno state rimosse e il potere politico del presidente Trump si indebolirà dopo il prossimo anno”.

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