Secondo Krugman il Bitcoin ha più futuro dell’oro

20 agosto 2018, di Alberto Battaglia

Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman è da tempo un noto critico delle criptovalute: in un recente editoriale pubblicato sul New York Times l’economista sollecitava i lettori a elencare quali problemi le criptovalute contribuissero a risolvere, a fronte di costi di estrazione esorbitanti. Krugman, a tal proposito, aveva parlato “di tecnologie all’avanguardia” che riportano “il sistema monetario a 300 anni fa”. Ma il Bitcoin non è l’unica riserva di valore criticata da Krugman.

Ospite della ChainXchange blockchain conference, tenutasi fra il 13 e il 15 agosto a Las Vegas, Krugman avrebbe infatti manifestato una sfiducia ancor maggiore nei confronti dell’oro, se messo a confronto del Bitcoin. Secondo quanto riportato da Cryptonewmedia, Krugman avrebbe affermato:

“L’oro è morto (…) il Bitcoin ha più utilità dell’oro. C’è qualche possibilità per il Bitcoin di avere un valore nel futuro”.

Più che un’attestato di fiducia verso il Bitcoin, Krugman ha ribadito il suo grande scetticismo verso il metallo giallo e verso coloro che sostengono l’ipotesi di un ritorno al gold standard (un sistema che, secondo i suoi propugnatori, proteggerebbe dalla minaccia dell’iperinflazione).

Secondo il premio Nobel per l’economia, il Bitcoin può essere paragonato alle banconote da 100 dollari, quelle di maggior taglio negli Stati Uniti che alcuni commercianti rifiutano di accettare. Il Bitcoin, insomma, tornerebbe utile a malviventi come i signori della droga che potrebbero preferire quest’ultimo alle valigette riempite di banconote dal 100 dollari, avrebbe dichiarato Krugman nel corso della conferenza.

Secondo Krugman le criptovalute potrebbero dimostrare di avere un’utilità “se i costi di transazione venissero ridotti ad un ammontare ragionevole”.

Hai dimenticato la password?