Npl, linea dura Bce: “Niente sconti all’Italia”

18 gennaio 2018, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – L’Italia non avrà nessuno sconto sugli Npl da parte della Bce. A dirlo Danièle Nouy, responsabile del comitato unico europeo di vigilanza bancaria in riunione ieri a Bankitalia assieme agli istituti italiani di categoria Significant quelli cioè con attività totali superiori ai 30 miliardi di euro.

La Nouy si mostra così ancora inflessibile sul tema dei crediti deteriorati italiani. La Banca d’Italia ha definito l’incontro “costruttivo e utile” ma dalle testimonianze raccolte non si ricavano aperture che facciano sperare in un approccio più morbido nella formulazione definitiva dell’addendum sulle linee guida per gli npl atteso per marzo.

“Complessivamente il sentiment che ha offerto Nouy è quello di un atteggiamento duro e rigido. Ha ribadito le proprie posizioni e non sembra avere concesso molte aperture”.

Così una fonte all’agenzia di stampa Reteurs. Nouy ha incontrato prima i responsabili della Vigilanza e successivamente i rappresentanti delle banche italiane Significant e dell’Associazione Bancaria.

“Negli incontri sono stati affrontati i temi di maggiore interesse e attualità per il sistema bancario italiano e europeo. Si è parlato dell’Addendum e delle strategie della Vigilanza e delle Banche per la gestione degli Npl. Si è anche parlato di modelli interni, Srep e Stress Test”.

Così un comunicato di Banca d’Italia. In realtà l’atteggiamento della Nouy della BCE non ha deluso le attese visto che i banchieri italiani ne avevano molte basse. All’incontro a Palazzo Koch hanno partecipato anche Fabrizio Saccomanni, prossimo presidente di Unicredit e il direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta.

Tutti hanno mostrato apprensione per gli effetti nocivi dell’Addendum visto che le banche italiane temono che le nuove misure possano provocare un taglio del credito alle famiglie ma anche un effetto distorsivo sul funzionamento del mercato secondario dei deteriorati visto che le banche saranno costrette a vendere a prezzi di saldo asset che avrebbero valori di recupero ben più alti.

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