La morte dei mall americani, un quarto chiuderà

16 giugno 2017, di Mariangela Tessa

Suonano campane a morte per gli shopping mall americani. La lunga serie di fallimenti annunciati negli ultimi mesi non è finita. Secondo gli analisti di Credit Suisse, entro cinque anni tra i 220 e 275 brand chiuderanno i battenti, ovvero circa un quarto dei 1.100 attualmente esistenti.

Un vero terremoto che rischia di travolgere nomi storici della grande distribuzione americana, come Jc Penny e Macy’s. I due gruppi – dicono gli analisti della banca d’affari americana – sono tra i più esposti alla crisi dei mall americani, le cui vendite sono state falcidiate dalla crescita del commercio elettronico (e-commerce).

Il trend già intravisto negli ultimi anni ha subito una forte accelerazione dallo scorso gennaio. Da allora, gli annunci di chiusure di punti vendita e fallimenti si sono susseguiti  senza sosta. Tra gli ultimi allarmi, quello arrivato da Michael Kors che ha dichiarato di voler chiudere più di 125 dei suoi negozi. Un alert che si aggiunge a quello dei magazzini JC Penney, Sears, Macy, Abercrombie & Fitch.

Insomma, la lunga onda di crisi delle vendite dei grandi magazzini americani non sembra escludere nessuno. Anche se per tutti la situazione non presenta la stessa gravità. Secondo gli analisti di Credit Suisse, se Jc Penny e Macy’s sono le due società su cui si addensano i maggiori pericoli, Nordstrom e Bloomindale , al momento, sembrano meno esposte all’ondata di chiusure.

In termini numerici, la banca d’affari americana stima che entro fine anno saranno 8.640 i negozi che chiuderanno i battenti negli Stati Uniti, un record senza precedenti, addirittura superiore di quanto avvenuto durante l’ultima recessione del 2008-2009.

E il futuro non appare orientato al bello. In base alle stime di Credit Suisse, le vendite di vestiti online sono destinate a salire al 35% del totale entro il 2030 contro il 17% attuale.

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