In pensione a 67 anni dal 2019. Boeri: “Una bella notizia”

25 ottobre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Per l’tattat aumenta la nostra aspettativa di vita di cinque mesi e ciò si traduce in un allungamento dell‘età pensionabile che passerà così dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni tondi tondi. Una bella notizia secondo il presidente dell’Inps Tito Boeri che con l’occasione ribadisce il suo fermo no al blocco dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita dal 2012 in più, come sostenuto con forza dai sindacati.

“Bloccare l’adeguamento dell‘età pensionabile all’aspettativa di vita dal 2021 in poi costerebbe fino a 140 miliardi fino al 2040: sono costi insostenibili (…) Non vogliamo trasformare la bellissima notizia che ci ha dato oggi l’Istat, che cioè si può contare di vivere cinque mesi in più, in una preoccupazione aggiuntiva per i giovani che altrimenti dovrebbero sostenere sulle loro spalle più a lungo il peso delle pensioni per chi oggi è in pensione o deve andare in pensione”.

Con la diffusione dei nuovi indicatori dell’Istat dal governo sono arrivati segnali di apertura a possibili correttivi. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato che i tempi per il Parlamento o per le forze politiche che vogliono intervenire ci sono. Dura la reazione invece delle sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, che hanno espresso dubbi sull’esattezza delle stime Istat e in una nota unitaria hanno ribadito che non tutti i lavoratori sono uguali.

“Serve il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita e l’avvio del confronto per una modifica dell’attuale meccanismo per superare e differenziare le attuali forme di adeguamento, tenendo conto anche delle diversità nelle speranze di vita e nella gravosità dei lavori”.

Ma oltre ai costi del blocco, La Repubblica scrive che altri pericoli si profilano per la spesa pensionistica: oggi infatti è attesa la sentenza della Corte Costituzionale sulla rivalutazione dei trattamenti previdenziali. Così, spiega La Repubblica:

“Se il provvedimento Poletti del 2015 dovesse essere bocciato, ripristinando il completo sistema di indicizzazione, si rischierebbe, secondo quanto affermato dal legale dell’Inps Luigi Caliulo a margine dell’udienza della Corte, una botta da almeno 30 miliardi sulle casse dello Stato”.

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