ALLARME ROSSO PER I T-BOND IN ITALIA

2 novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Allarme rosso per il mercato italiano dei T-bond. L’obbligo di prospetto informativo previsto dalla legge sul risparmio – e reso ancora più severo dal decreto correttivo di fine estate – mette a rischio la vendita in Italia dei titoli Usa.

Tra poche settimane, infatti, potrebbe di fatto essere vietata la negoziazione nel nostro Paese dei Treasury bond, le obbligazioni del Tesoro americano, in assenza di prospetto. Un mercato che in Italia vale alcuni miliardi di euro l’anno.

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Si tratta di una questione che sta particolarmente a cuore alle banche. Di qui il pressing – divenuto sempre più insistente negli ultimi giorni – dei vertici degli istituti sul ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e in particolare sul suo vice, Roberto Pinza. Il nodo dei prospetti informativi è stato al centro di una riunione della commissione speciale del Tesoro, coordinata proprio da Pinza, per mettere mano alla riforma del risparmio e alla legge 262/2005.

In quella occasione i rappresentanti del mondo del credito hanno detto chiaro e tondo che lo schema di decreto legislativo approvato dal governo il 31 agosto – ora al vaglio delle commissioni parlamentari – mette nei guai la vendita di alcuni prodotti finanziari, tra cui, appunto, i T-bond degli Stati Uniti. Per i quali, come si legge nel dossier degli istituti presentato al viceministro dell’Economia, «non è possibile prevedere la predisposizione di un prospetto da parte dell’emittente».

Ciò significa che, per i tecnici delle banche, mettere insieme tutte le informazioni da inserire in un prospetto sarebbe una vera e propria mission impossible. Margini per una netta marcia indietro da parte del governo non ce ne sono. Difficile, infatti, ipotizzare che lo schema di decreto venga ampiamente corretto prima del varo definitivo. E la soluzione, secondo le banche, potrebbe essere «assegnare alla Consob il potere di integrare tale disciplina prevedendo casi di esenzione, in modo tale da conferire alla regolamentazione la necessaria flessibilità operativa».

Da chiarire, poi, anche la norma che attribuisce all’intermediario la responsabilità, insieme con l’emittente, nei confronti dei risparmiatori che acquistano titoli in banca. L’ultima spiaggia è la Mifid: eventuali modifiche potrebbero essere inserite nella delega per recepire la direttiva Ue sui mercati finanziari. Ma il rischio è un periodo di paralisi.

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