World Business Forum, “Tecnologia e fattore umano siano alleati”

21 Novembre 2017, di Pieremilio Gadda

Le imprese devono restituire centralità al fattore umano. La lunga crisi economica ne ha indebolito il ruolo. L’Italia non è tra i Paesi capaci di valorizzarlo adeguatamente e dovrebbe prendere esempio dalla regione scandinava. Sono alcuni spunti emersi da una ricerca realizzata da Managertalia con Wobi, la società che organizza il World Business Forum, il più importante evento itinerante di “formazione e ispirazione” per manager e imprenditori a livello globale, che si è tenuto il 7 e 8 novembre al Mico Milano Congressi. (*)

La ricerca

L’indagine, che ha coinvolto oltre 500 dirigenti di aziende italiane, offre uno spaccato sui rapporti di forza tra capitale umano e tecnologia e sul destino di questa relazione, com’è percepito da di chi riveste un ruolo di responsabilità in azienda. Un primo dato allarmante suggerisce l’urgenza di una riflessione sul tema della Humanification, cui è dedicato l’edizione 2017 del World Business Forum: ovvero, rimettere le persone al centro del business. Per il 51,7% dei rispondenti, infatti, il mondo imprenditoriale sta valorizzando poco o per nulla il fattore umano. Quest’ultimo è giudicato centrale quanto quello tecnologico dal 40% del campione, in riferimento al contesto aziendale in cui opera. 52 intervistati su 100 ritengono che le persone siano più importanti e solo l’8% vede prevalere la tecnologia.

 

La tecnologia è un alleato

Al tempo stesso, la maggioranza assoluta dei manager coinvolti nella survey è convinto che l’innovazione abbia apportato soprattutto benefici al fattore umano, all’interno della propria azienda. L’11,9% pensa che la tecnologia abbia permesso di esprimere al meglio le potenzialità dei propri colleghi e collaboratori, il 51% ritiene che abbia creato nuove opportunità. Solo il 20% giudica poco significativo l’impatto esercitato dall’innovazione tecnologica e il 16% è convinto che abbia tolto spazio alla dimensione umana. Al tempo stesso due terzi dei rispondenti attribuiscono alla crisi economica la responsabilità di aver influito negativamente sui tentativi di valorizzare le persone nello sviluppo del business aziendale. Ci sono settori meno esposti alla “competizione” della tecnologia, perché il capitale umano è considerato il fattore più importante: la comunicazione (30% delle risposte), l’industria dell’arte e della moda (17,43%), quella della salute (19,6%). Solo il 4,75% dei rispondenti cita la finanza e una percentuale di poco superiore il comparto food (6,53%).

Analogamente, il fattore umano non è ritenuto ugualmente centrale in tutte le funzioni aziendali. È considerato più rilevante a livello di top management (42%), nel settore commerciale e delle vendite (29,1%) o nell’area delle risorse umane (18,8%). Molto meno nel marketing (4,3% delle risposte) e nella produzione (1%).

Le In ogni caso, il fattore umano mantiene il predominio in alcune dimensioni, che vengono impoverite dalla componente tech: la creatività (37%), l’empatia (31,3%), la capacità di adattamento (7,1%) e di risolvere i problemi (12,5%), senza dimenticare l’intraprendenza (9,3%).

I soggetti interpellati associano alla Humanification un insieme di risvolti positivi: per il 26,1% aumenta il potenziale creativo delle persone (26,14%), ne valorizza il talento (16,6%), favorisce una più efficace focalizzazione sulle esigenze del cliente (11,9%), facilita le relazioni (9,7%) e, soprattutto, è in grado di rimette la tecnologia al servizio dell’uomo (33,5%). Al tempo stesso, non mancano potenziali effetti negativi: valorizzare la componente umana vuol dire amplificare il rischio di errori (28,5%) e quindi l’incertezza sulle performance (29,5%), diminuire la competitività (5,94%), esercitando un impatto negativo in termini di costi (19,4%).

(*) Articolo pubblicato su Wall Street Italia, numero 11, novembre 2017)

A questo link sono disponibili tutte le video-interviste realizzate da Wall Street Italia in occasione del World Buiness Forum 2017