Wall Street chiude contrastata, in attesa del Pil e della Fed

26 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura contrastata per gli indici di Wall Street, che fanno fatica a ritrovare vigore dopo tre giorni di buone performance. A tenere banco tra gli investitori e’ da una parte l’andamento del petrolio, che ha chiuso in rosso proprio mentre si stava avvicinando alla soglia dei 50 dollari al barile, livello che non raggiungeva da oltre sette mesi.

Nel finale, il Dow Jones perde lo 0,13%, a quota 17.828 punti. L’S&P 500 aumenta di 0,44 punti, lo 0,02%, a quota 2.090. Il Nasdaq aggiunge 6,88 punti, lo 0,14%, a quota 4.901. Al New York Mercantile Exchange, il contratto a luglio del petrolio ha chiuso in rosso di 8 centesimi, lo 0,16%, a quota 49,48 dollari al barile.

 

Diversi analisti inoltre sostengono che il mercato stia aspettando i dati sul Pil (che saranno pubblicati domani) e l’intervento del governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, ad Harvard, previsto sempre per venerdi’. Yellen nel corso del suo discorso e delle domande che seguiranno potrebbe dare alcuni segnali su un possibile rialzo dei tassi sul denaro a giugno o a luglio, una eventualita’ vista in modo negativo dal mercato.

Nel dettaglio dei dati, ad aprile gli ordini di beni durevoli sono saliti in Usa del 3,4%, molto meglio delle stime ferme a un +0,7%. Va detto tuttavia che a spingere il dato sono stati gli ordini di aerei. Al netto dei trasporti c’e’ stato un +0,4%, cosa che comunque indica una crescita economica costante. Il numero di americani che ha chiesto sussidi di disoccupazione e’ sceso per la seconda settimana di fila e piu’ del previsto (a 268.000 rispetto a previsioni per 275.000).

Quella finita il 21 maggio scorso e’ stata la 64esima settimana con il totale sotto quota 300.000, la striscia temporale piu’ lunga dal 1973. Ora si attende il numero di compromessi su case esistenti per il mese di aprile e l’intervento del membro della Fed, Jerome Powell.

La serie positiva di dati odierni lascia aperta la porta a un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, magari gia’ a giugno come indicato dai verbali diffusi lo scorso 18 maggio e relativi alla riunione della banca centrale dello scorso aprile.

Intanto, sul fronte della materie prime, dopo due giorni di rialzi oggi il petrolio ha chiuso in rosso dopo una corsa finale sul filo della parita’. Al New York Mercantile Exchange, il contratto a luglio ha chiuso in rosso di 8 centesimi, lo 0,16%, a quota 49,48 dollari al barile. A diminuire lo slancio del contratto e’ il ritorno delle preoccupazioni sulle scorte, mentre il greggio si stava avvicinando a quota 50 dollari al barile. Nei giorni scorsi i prezzi erano stati sostenuti da una serie di eventi che avrebbero potuto eliminare 4 milioni di barili al giorno: tra questi gli incendi in Canada, la crisi del settore energetico in Nigeria e in Libia e il crollo economico del Venezuela. Ma l’avvicinarsi al presso di 50 dollari al barile per la prima volta in sette mesi potrebbe spingere i produttori, soprattutto gli Stati Uniti, a ritornare a fare azioni per far crescere le scorte e spingere alle vendite dei contratti.