Perché non conviene più tenere la liquidità in banca

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Articolo di Marco del Prete, consulente finanziario di Roma

Diversi istituti stanno cercando di dissuadere i clienti dal detenere troppa liquidità sui conti correnti, applicando commissioni e penali sulle giacenze eccessive. Il motivo è legato essenzialmente ai tassi d’interesse negativi. Nel 2014, la BCE è stata la prima banca centrale ad adottarli, per affrontare la crisi della zona euro: quell’anno l’Eurotower aveva abbassato il tasso sui depositi a -0,1% nel tentativo di tenere a bada la deflazione e far uscire il blocco economico da un prolungato malessere. Oggi il tasso sui depositi della BCE è -0,5%, il più basso mai registrato.

Un livello, come ha confermato lo stesso istituto di Francoforte, che resterà tale almeno fino a che l’inflazione non convergerà decisamente verso il target, cioè vicina (ma inferiore) al 2%.

Perché i tassi negativi Bce sono un salasso non solo per le banche

I tassi di interesse negativi influiscono su diversi aspetti della finanza personale: ad esempio i mutui. I tassi bassi sono un vantaggio per chi decide di sottoscriverli, ma possono rivelarsi anche un’arma a doppio taglio: alcuni analisti sostengono infatti che la grande richiesta di finanziamenti per l’acquisto di case potrebbe portare a un aumento dei prezzi degli immobili, perché i tassi vantaggiosi rappresentano uno stimolo per la domanda.

È quello che sta accadendo, ad esempio, in capitali europee come Stoccolma e Berlino, dove secondo Reuters i prezzi degli immobili stanno salendo a doppia cifra, alimentando i timori di una bolla. D’altro canto i tassi ai minimi storici schiacciano verso il basso i rendimenti dei conti di risparmio, che ormai sono diventati un lontano ricordo.

Una delle funzioni principali dei tassi di interesse negativi è infatti quella di incoraggiare i risparmiatori a spendere o a investire il loro denaro, piuttosto che tenerlo fermo su un conto.

 

Liquidità infruttuosa

Con la pandemia, però, gli italiani – già noti per la particolare propensione al risparmio – hanno confermato la tendenza a trattenere la liquidità sui conti.

Il rapporto Abi di aprile rivela che i depositi – in conto corrente, certificati di deposito e pronti contro termine – sono aumentati del 9,2% su base annua, per una crescita di 146 miliardi di euro, arrivando a toccare quota 1748 miliardi di euro. Una cifra enorme, che ha spinto diverse banche a correre ai ripari: ad esempio, a marzo Fineco ha prospettato l’ipotesi di chiusura del conto ai clienti che detengano una liquidità superiore a 100mila euro e non abbiano in essere finanziamenti o investimenti. Altri istituti, da UniCredit a Bnl, hanno invece scelto la strada delle commissioni di giacenza più elevate, specialmente per i conti delle imprese.

Quando si parla di tassi di interesse negativi bisogna tener presente che si tratta di uno strumento di politica monetaria studiato per far fronte a una situazione senza precedenti, e  – secondo alcuni osservatori  – servono regolamenti complementari per farli funzionare.

I tassi negativi delle banche centrali spingono verso il basso i tassi a breve su altri tipi di prestito. Inoltre, i tassi negativi stimolano le banche e altri investitori che cercano rendimento ad acquistare debito pubblico a breve termine, spingendo verso l’alto i prezzi e abbassando i rendimenti sui bond governativi.  E i tassi sulle obbligazioni societarie sono a loro volta collegati ai rendimenti del debito pubblico.

 

È qui che entra in gioco il ruolo del consulente finanziario: solo con la pianificazione e una particolare attenzione ai bisogni del cliente è possibile infatti trovare le soluzioni più adatte per chi vuole investire.

Più consulenza, meno liquidità “parcheggiata” sui conti correnti

In un panorama di tassi negativi la chiave è la diversificazione: gli investitori possono infatti aumentare il potenziale di rendimento diversificando il loro portafoglio a reddito fisso, e puntando su segmenti del mercato obbligazionario che offrono rendimenti più elevati rispetto ai titoli di Stato, come le obbligazioni societarie, i titoli garantiti da ipoteca e i bond dei mercati emergenti.

Per esempio investire nel mercato globale del fixed income, che vale circa 100 trilioni di dollari, consente un maggiore potenziale di difesa, reddito e diversificazione: bisogna però affidarsi alla competenza del consulente, che si occupa di questo per mestiere.

 

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