Perché non conviene più tenere la liquidità in banca

20 Maggio 2021, di Redazione Wall Street Italia

Articolo di Marco del Prete, consulente finanziario di Roma

Diversi istituti stanno cercando di dissuadere i clienti dal detenere troppa liquidità sui conti correnti, applicando commissioni e penali sulle giacenze eccessive. Il motivo è legato essenzialmente ai tassi d’interesse negativi. Nel 2014, la BCE è stata la prima banca centrale ad adottarli, per affrontare la crisi della zona euro: quell’anno l’Eurotower aveva abbassato il tasso sui depositi a -0,1% nel tentativo di tenere a bada la deflazione e far uscire il blocco economico da un prolungato malessere. Oggi il tasso sui depositi della BCE è -0,5%, il più basso mai registrato.

Un livello, come ha confermato lo stesso istituto di Francoforte, che resterà tale almeno fino a che l’inflazione non convergerà decisamente verso il target, cioè vicina (ma inferiore) al 2%.

Perché i tassi negativi Bce sono un salasso non solo per le banche

I tassi di interesse negativi influiscono su diversi aspetti della finanza personale: ad esempio i mutui. I tassi bassi sono un vantaggio per chi decide di sottoscriverli, ma possono rivelarsi anche un’arma a doppio taglio: alcuni analisti sostengono infatti che la grande richiesta di finanziamenti per l’acquisto di case potrebbe portare a un aumento dei prezzi degli immobili, perché i tassi vantaggiosi rappresentano uno stimolo per la domanda.

È quello che sta accadendo, ad esempio, in capitali europee come Stoccolma e Berlino, dove secondo Reuters i prezzi degli immobili stanno salendo a doppia cifra, alimentando i timori di una bolla. D’altro canto i tassi ai minimi storici schiacciano verso il basso i rendimenti dei conti di risparmio, che ormai sono diventati un lontano ricordo.

Una delle funzioni principali dei tassi di interesse negativi è infatti quella di incoraggiare i risparmiatori a spendere o a investire il loro denaro, piuttosto che tenerlo fermo su un conto.

 

Liquidità infruttuosa

Con la pandemia, però, gli italiani – già noti per la particolare propensione al risparmio – hanno confermato la tendenza a trattenere la liquidità sui conti.

Il rapporto Abi di aprile rivela che i depositi – in conto corrente, certificati di deposito e pronti contro termine – sono aumentati del 9,2% su base annua, per una crescita di 146 miliardi di euro, arrivando a toccare quota 1748 miliardi di euro. Una cifra enorme, che ha spinto diverse banche a correre ai ripari: ad esempio, a marzo Fineco ha prospettato l’ipotesi di chiusura del conto ai clienti che detengano una liquidità superiore a 100mila euro e non abbiano in essere finanziamenti o investimenti. Altri istituti, da UniCredit a Bnl, hanno invece scelto la strada delle commissioni di giacenza più elevate, specialmente per i conti delle imprese.

Quando si parla di tassi di interesse negativi bisogna tener presente che si tratta di uno strumento di politica monetaria studiato per far fronte a una situazione senza precedenti, e  – secondo alcuni osservatori  – servono regolamenti complementari per farli funzionare.

I tassi negativi delle banche centrali spingono verso il basso i tassi a breve su altri tipi di prestito. Inoltre, i tassi negativi stimolano le banche e altri investitori che cercano rendimento ad acquistare debito pubblico a breve termine, spingendo verso l’alto i prezzi e abbassando i rendimenti sui bond governativi.  E i tassi sulle obbligazioni societarie sono a loro volta collegati ai rendimenti del debito pubblico.

 

È qui che entra in gioco il ruolo del consulente finanziario: solo con la pianificazione e una particolare attenzione ai bisogni del cliente è possibile infatti trovare le soluzioni più adatte per chi vuole investire.

Più consulenza, meno liquidità “parcheggiata” sui conti correnti

In un panorama di tassi negativi la chiave è la diversificazione: gli investitori possono infatti aumentare il potenziale di rendimento diversificando il loro portafoglio a reddito fisso, e puntando su segmenti del mercato obbligazionario che offrono rendimenti più elevati rispetto ai titoli di Stato, come le obbligazioni societarie, i titoli garantiti da ipoteca e i bond dei mercati emergenti.

Per esempio investire nel mercato globale del fixed income, che vale circa 100 trilioni di dollari, consente un maggiore potenziale di difesa, reddito e diversificazione: bisogna però affidarsi alla competenza del consulente, che si occupa di questo per mestiere.

 

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