Come comportarsi con gli investimenti in tempo di guerra e perché stare fermi è una buona scelta

23 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Davide Roffredo, private banker 

In un momento come quello attuale per gli investitori la scelta più oculata è stare fermi, non toccare i propri investimenti per non pentirsi di aver fatto scelte avventate. Vediamo perché.

BORSE SULLE MONTAGNE RUSSE I grafici relativi all’andamento dei mercati finanziari in questo periodo si possono descrivere sinteticamente con la metafora delle montagne russe, con alti e bassi violenti e una tendenza sui tre mesi decisamente al ribasso. Una dinamica di questo tipo dà ai risparmiatori la sensazione di subire qualcosa che, vissuto giorno per giorno, ti dà e toglie illusioni e sembra non avere un’evoluzione, anzi … Un giorno si crede che peggio di così non possa andare e invece puntualmente succede, ed il denaro, che non ha sentimenti, scappa da tutto quello che è incertezza.

L’ESPERIENZA DEL COVID La stessa dinamica si è verificata due anni fa, nel momento in cui è iniziata la pandemia di covid-19: il grafico (fonte Consob) mostra l’andamento dei principali mercati azionari – Europa, Usa e Gran Bretagna – e la volatilità registrata nei primi mesi del 2020.

Nei mesi di marzo-aprile nessuno pensava né tanto meno garantiva che il -30% circa dell’ azionario stelle e striscie verificatosi in 20 giorni si sarebbe recuperato in pochi mesi, eppure solo che è rimasto sul pezzo lo ha realizzato ed anzi gli ha permesso di avere il segno + a fine anno

IL DENARO CERCA RIFUGIO DALL’INCERTEZZA Nel momento attuale si sta nuovamente verificando il fenomeno chiamato “fly to quality”: il denaro fugge da tutto ciò che percepisce come incerto e va a cercare i classici beni rifugio come i titoli obbligazionari governativi a breve termine e l’oro. Anche i prezzi delle commodities, in particolare quelle connesse all’energia, stanno salendo, ma non perché vengono visti come un bene rifugio: si tratta dell’effetto di una sovra domanda rispetto alla possibile, sempre più probabile, carenza di offerta del petrolio e gas russo nel caso in cui il mondo non lo compri più. Complice una insana speculazione ecco che i prezzi del greggio in tal caso salgono, come abbiamo visto in questi giorni.

AIUTARE IL CLIENTE A RAZIONALIZZARE A oggi il sistema finanziario, in effetti, non è in una situazione di panico. Ma il cliente quando valuta il suo patrimonio al primo gennaio rispetto a quello attuale si spaventa per i cali, e li vive come perdite definitive, ma non solo… lo fa in modalità asimmetrica.

La finanza comportamentale ci ha infatti insegnato che mentre per la matematica un +5% cui segue un -5% corrisponde a ZERO PERDITE per l’investitore la performance negativa genera una frustrazione tale da vivere quel -5% come almeno un -10%.

Il compito del consulente è aiutarlo a razionalizzare: il patrimonio dell’investitore italiano medio è composto da bond almeno per un 60-70%, di cui una buona parte sono titoli di Stato. Tali asset sono interessati da questo – risk off – marginalmente ed anzi, in qualche caso, se affidati a qualche gestore che fa buon uso della flessibilità, stanno realizzando una performance positiva.

 

L’ALTRO GRANDE ASSET: IL TEMPO

La nostra tradizione contadina ci tramanda che una strategia efficace è suddividere il proprio patrimonio, nel caso specifico la terra, in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ogni obiettivo ha un tempo di realizzo diverso. La produzione di grano e fieno ha un obiettivo annuale: il mantenimento delle famiglie e degli animali. La piantumazione di noci o pioppi era invece destinata a far da dote alle bambine quando fossero nubende, quindi con obiettivi di qualche lustro.

Allo stesso modo per il risparmiatore il serbatoio per le emergenze deve essere sempre prontamente liquidabile mentre quello integrativo per la pensione ha orizzonti di maturazione pluriennali.

Anche la valutazione periodica dell’andamento del patrimonio deve quindi esser fatta separatamente almeno per tempo-obiettivo: sono forse confrontabili patate e fragole ?

Acquisire una consapevolezza di questo genere aiuta il cliente a non cedere al panico quando si presenta un imprevisto: certo è che gli investimenti dedicati al pronto uso devono difendere il loro valore  e questo, una volta verificato, mi aiuta a vedere il calo di prezzo come opportunità d’acquisto, a maggior ragione se l’imprevisto è di natura esogena rispetto al contesto su cui scarica i propri effetti.

Venendo a questi giorni non sappiamo come e quando ma anche questo periodo finirà. La storia insegna che tutte le situazioni problematiche, anche le peggiori, prima o poi giungono a una conclusione.

Se abbiamo disegnato una sana pianificazione e la applichiamo con coerenza riscopriremo l’ importanza del tempo e  potremo guardare i prezzi con maggior distacco e magari anche con l’occhio del compratore che vede nel prezzo basso un’occasione

 

STARE FERMI NON SIGNIFICA SUBIRE Per questi motivi la scelta migliore in questo momento è stare fermi, il che non va vissuto come subire passivamente, ma al contrario rappresenta una scelta attiva per evitare di commettere due errori fatali. Il primo è vendere “tardi”: realizzare perdite notevoli solo perché non si riesce a reggere psicologicamente la “montagna russa”. Il desiderio di recupero rimane comunque sempre, condizionato però dalla paura provata: questo ti fa esser prudente, ti devi sentir sicuro che sia una fase di crescita affidabile, ma quando sei sicuro può essere “tardi” per comprare.

Si può entrare nel loop spasmodico del “market timing” cioè di cogliere l’ attimo

Quanti sono 5 giorni su 10.950 ?

La matematica dice 0,0456%

Se però quei 5 giorni sono i migliori 5 di quei 30 anni e noi non siamo rimasti investiti avremmo perso il 25% della performance… dice la matematica.

La tasca invece direbbe che dei 100.000 € iniziali ne avremmo sacrificati 194.000 €

 

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