Cinque consigli anti-truffa per gli sportivi che vogliono investire

5 Agosto 2021, di Redazione Wall Street Italia

Articolo di Marco Del Prete, Private Wealth advisor di Roma

Ha fatto sapere agli inquirenti che intende “rimborsare quanto dovuto a tutti” i suoi clienti Massimo Bochicchio, il sedicente consulente finanziario arrestato lo scorso 7 luglio a Giacarta, in Indonesia, con l’accusa di aver ordito una maxi truffa ai danni di diversi personaggi noti, soprattutto nel mondo dello sport. Tra le sue vittime più illustri ci sono infatti l’ex allenatore dell’Inter Antonio Conte, che avrebbe perso circa 30,6 milioni di euro, e l’ex ct della Nazionale Marcello Lippi.

A quanto si è appreso, Bochicchio era riuscito a carpire la fiducia dei suoi assistiti promettendo rendimenti stellari, anche fino al 20%! Una prospettiva che oggettivamente può fare gola a chi ha un patrimonio da investire: bisogna invece tenere presente che i rendimenti sono sì importanti, ma lo sono ancora di più l’educazione finanziaria, la pianificazione degli obiettivi, il monitoraggio del piano di investimento. Tutti aspetti per i quali è necessario ricorrere al supporto di professionisti seri e preparati.

Investimenti azzardati o eccessiva fiducia?

Il caso Bochicchio non è isolato: intorno al mondo dello sport, i cui protagonisti guadagnano cifre considerevoli, da sempre gravitano figure che si pongono a metà strada tra il consulente e l’intermediario, e che riescono a farsi affidare i patrimoni delle stelle dello sport con promesse spesso irrealizzabili.

Il primo caso noto risale addirittura agli anni Cinquanta, quando un calciatore svedese dell’Inter, Lennart Skoglund, al rientro a Milano dopo la partecipazione ai Mondiali del 1958 scoprì che il suo consulente aveva fatto piazza pulita dei suoi risparmi in banca.

Gli atleti sono poi particolarmente vulnerabili a questi rischi, perché sanno che, una volta smessa l’attività agonistica, sarà per loro molto difficile mantenere lo stesso tenore di vita, a meno di non aver saputo investire con oculatezza in precedenza.

Non solo: a rendere gli sportivi prede ambite per i truffatori sono anche altre caratteristiche tipiche: in molti casi le loro – fantastiche – retribuzioni sono note a tutti, e si tratta quasi sempre di grandi patrimoni in mano a ragazzi giovani, spesso con una limitata preparazione di base e un’altrettanto scarsa conoscenza delle dinamiche del mondo finanziario.

L’educazione finanziaria è infatti un problema conclamato in Italia e gli sportivi non fanno eccezione.

Lacune finanziarie: gli italiani non sono così informati

In base all’indagine realizzata dalla Banca d’Italia nei primi due mesi del 2020, metà della popolazione (51%) ha difficoltà a gestire questi temi. Il 21% del campione rientra infatti nella categoria degli “esclusi”, persone con scarse conoscenze finanziarie, inclini alla spesa più che al risparmio, mentre un altro 30% viene classificato nel novero dei cosiddetti “incompetenti”, cioè persone con alcune conoscenze finanziarie che però non sono sufficienti per prendere decisioni prudenti.

 

Fondamentale è quindi lavorare anzitutto sull’educazione finanziaria, a partire dalla quale è necessario sensibilizzare i giovani atleti e le loro famiglie sui temi dell’economia, della relazione consapevole con il denaro, della pianificazione finanziaria, del risparmio, della legalità economica e della capacità auto-imprenditoriale.

Questo è un obiettivo che mi pongo sempre quando incontro gli sportivi, perché l’educazione finanziaria è importante almeno quanto la conoscenza degli schemi che possono portare l’atleta a segnare un gol, a fare un canestro decisivo o mettere a segno un match point.

Unendo le forze con le famiglie e i procuratori, bisogna far sì che i giovani sviluppino un approccio responsabile nella gestione del denaro, perché nella maggioranza dei casi questi atleti rischiano di pagare a caro prezzo le loro scarse conoscenze finanziarie. Il pericolo che corrono è grande: dopo aver terminato la carriera agonistica rischiano di veder andare in fumo velocemente i loro patrimoni, perché si ritrovano senza più fonti di reddito e le uscite, per mantenere lo stesso tenore di vita, diventano rapidamente superiori alle entrate.

Sono cinque i pilastri su cui un serio professionista deve basare la consulenza dedicata ai clienti del mondo dello sport:

1) spiegare e fare conoscere i fondamentali di base legati alla gestione consapevole del denaro

2) spiegare come amministrare il proprio budget personale attraverso la pianificazione e il risparmio

3) far conoscere il rapporto rischio/rendimento degli investimenti

4)  sottolineare i vantaggi di essere sempre a credito e gli svantaggi del sovraindebitamento

5) stimolare il cliente a conoscere e aumentare le proprie capacità autoimprenditoriali, per garantirsi entrate sufficienti anche una volta terminata la carriera, diversificando gli investimenti.

Solo così gli sportivi potranno evitare di restare vittime di nuove truffe, e smascherare immediatamente i presunti professionisti che promettono fantomatici ritorni a doppia cifra.

 

Questo articolo fa parte di una rubrica di Wall Street Italia dedicata ai consulenti finanziari che vogliono raccontare le loro esperienze e iniziative professionali. Se siete interessati a pubblicare una vostra storia scriveteci a: social.tfinance@triboo.it


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