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Ancora un trimestre da record per Unicredit, che nel frattempo muove i primi passi concreti per l’acquisizione di Commerzbank. La banca guidata da Orcel ha chiuso i primi tre mesi del 2026 con un utile netto di 3,2 miliardi di euro, in crescita del 16,1% anno su anno, battendo nettamente le stime degli analisti che si aspettavano profitti intorno a 2,68 miliardi. Si tratta del ventunesimo trimestre consecutivo di crescita redditizia e del miglior risultato trimestrale mai registrato nella storia del gruppo.
I conti del trimestre
Come si legge in una nota del gruppo, nello stesso periodo, i ricavi totali hanno segnato un aumento del 5% anno rispetto al primo trimestre del 2026 a 6,9 miliardi, mentre i ricavi netti hanno segnato un +3,3% a 6,7 miliardi, assorbendo gli impatti negativi legati all’evoluzione dei tassi di interesse, alle rettifiche su crediti e all’esposizione alla Russia. I costi operativi sono scesi dell’1,1% a 2,3 miliardi, portando il rapporto cost/income al 33,4%, livello “leader nel settore”.
Sul fronte patrimoniale, il coefficiente CET1 si attesta al 14,2%, o al 14,8% “proformato per il Danish Compromise”, e salirebbe a circa il 15% «per l’impatto temporaneo legato al valore del patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank».
Con i conti trimestrali, la banca ha rivisto al rialzo le stime sull’utile netto per l’intero anno fiscale, atteso sui livelli “uguali o superiori a 11 miliardi di euro”. Il gruppo ha inoltre confermato le proprie ambizioni finanziarie per il 2028 e oltre, nonostante un contesto macroeconomico più complesso, puntando sulla rapidità della trasformazione interna.
Commentando i dati, l’a.d. di Unicredit, Andrea Orcel, ha spiegato che si tratta di un’altra serie record di risultati trimestrali in tutte le principali metriche finanziarie. Questi risultati “riflettono una esecuzione disciplinata su tutte le leve, crescita dei ricavi, efficienza dei costi e solidità del capitale, prova di come una banca ben gestita e diversificata possa conseguire rendimenti eccellenti su tutto l’arco del ciclo macroeconomico, mentre investe per il proprio futuro”
Via libera all’aumento di capitale per Commerzbank
In parallelo ai conti, ieri, l’assemblea straordinaria del gruppo, ha approvato con un plebiscito l’aumento di capitale al servizio dell’offerta pubblica di scambio su Commerzbank: il 99,55% del capitale presente e avente diritto ha votato sì. L’operazione prevede un importo massimo di 6,7 miliardi di euro e l’emissione di un massimo di 470 milioni di nuove azioni ordinarie, da attuarsi entro dicembre 2027.
Il presidente Pier Carlo Padoan ha illustrato ai soci le ragioni strategiche della mossa. “In quanto principale azionista”, ha detto, “Unicredit ha un interesse chiaro affinché Commerzbank esprima pienamente il proprio potenziale”. Padoan ha portato come esempio virtuoso il modello di HypoVereinsbank: una banca tedesca trasformata in leader di mercato per redditività ed efficienza all’interno del gruppo, senza perdere le proprie radici né il rapporto con il Mittelstand. “Il modello per liberare valore si è già mostrato valido — ha aggiunto — e per Commerzbank offriamo l’opportunità di applicarlo nuovamente”.
La resistenza di Francoforte
Commerzbank non abbassa la guardia. Michael Kotzbauer, vicepresidente del consiglio di amministrazione dell’istituto tedesco, ha dichiarato alla Frankfurter Allgemeine Zeitung che quanto proposto da Unicredit “smantella la banca così come funziona oggi per i suoi clienti e non paga alcun premio ai nostri azionisti”, i quali dovrebbero anzi scambiare i propri titoli con azioni Unicredit a sconto rispetto alle quotazioni correnti. Commerzbank quota attualmente intorno ai 35 euro, ben al di sopra del prezzo implicito nell’offerta di 30,80 euro formulata a metà marzo — basata su un rapporto di concambio di 0,485 nuove azioni Unicredit per ogni azione Commerzbank.
Il ceo Andrea Orcel ha lasciato aperta la possibilità di rivedere i termini dell’offerta. Tutto pur di acquisire ulteriori quote di Commerzbank e superare la soglia del 30%, soglia al di sopra della quale scatterebbe l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto totalitaria, presumibilmente più costosa. Oggi Unicredit detiene circa il 26% in via diretta e un ulteriore 4% circa tramite total return swap.
Sul fronte politico, il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis ha espresso sostegno implicito all’operazione:
“Abbiamo bisogno di gruppi bancari di taglia europea invece che di più gruppi bancari nazionali. È necessario un consolidamento nel settore, basti pensare alla dimensione degli investimenti tecnologici necessari in rapporto alla posizione di Usa e Cina”.
La partita entra ora nel vivo. Con l’avvio formale dell’ops, i prossimi mesi — e soprattutto la fine di giugno — diranno quanto Commerzbank sarà disposta a resistere e a quale prezzo Orcel è disposto a chiudere.