Unicredit assolda Prodi per farsi amico Putin

5 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Non ci sono soltanto i gasdotti europei a tremare per colpa della crisi diplomatica tra Russia e Ucraina. A Kiev, dove per settimane migliaia di cittadini sono scesi nelle piazze per denunciare l’eccessiva influenza di Mosca, fino al punto di far dimettere l’esecutivo guidato da Yanukovich, fanno affari anche molte banche europee, italiane incluse. Unicredit, seconda banca del nostro paese, è la più esposta in Ucraina tra quelle con passaporto italiano. Così alcuni osservatori maliziosi non hanno mancato, in questi giorni, di sottolineare il tempismo e le modalità con cui Unicredit sta rafforzando la sua rete diplomatica.

Due settimane fa, infatti, Romano Prodi, ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea, è divenuto presidente dell’International Advisory Board (a titolo gratuito) della banca, succedendo a Giuliano Amato, costretto a lasciare il suo posto perché nominato nel frattempo alla Corte costituzionale. Che il cambio al vertice sia avvenuto proprio adesso sarà pure una casualità, ma gli effetti dell’avvicendamento non saranno nulli per il peso diplomatico del supercomitato di consulenti della banca italiana.

La nomina di Prodi, guarda (ancora una volta) il caso, è stata ufficializzata il 21 febbraio scorso. Nello stesso giorno in cui Prodi firmava un editoriale sull’International New York Times nel quale avallava, oltre a una soluzione diplomatica e accondiscendente nei confronti di Vladimir Putin, anche alcune tesi propagandistiche del Cremlino. Nello stesso editoriale, l’ex presidente della Commissione Ue smentiva di fatto i suoi ex colleghi di Bruxelles accorsi in piazza a sostegno dei manifestanti; tra questi ultimi, scrive Prodi, ci sarebbero molti “estremisti”.

Quel che è certo, comunque, è che Prodi sia ben visto a Mosca: non a caso nel 2008, terminata prematuramente la seconda avventura come presidente del Consiglio, venne chiamato a presiedere la società del gasdotto South Stream da Gazprom, salvo poi rifiutare quella che per il governo russo è una sorta di medaglia alla legion d’onore. Il comitato di super esperti di Unicredit è tenuto a riunirsi almeno tre volte ogni due anni, ma questo non esclude ovviamente contatti più frequenti, anche di tipo informale.

L’ultima riunione formale risale al giorno stesso della nomina di Prodi: accanto al nuovo arrivato, siedevano altre personalità del calibro di Javier Solana, ex Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea, Aleksander Kwasniewski, ex presidente della Polonia, Joschka Fischer, ex ministro degli Affari esteri della Germania e vicecancelliere. Un manipolo di europeisti doc, a giudicare dai curricula e dalle recenti prese di posizione sulla crisi ucraina.

Nell’agenda della riunione di fine febbraio, come previsto da mesi, si sono discusse le opportunità di investimento in est Europa e – per motivi di contingenza – l’esclation tra Kiev e Mosca. Possibile che in Unicredit i consigli di Prodi siano ascoltati anche in queste ore, in cui il top management della banca tiene un filo diretto dal quartier generale di Milano con i dirigenti nell’est europeo e sono stati attivati i contatti con Bruxelles e con la Farnesina per monitorare con precisione l’evoluzione della situazione.

D’altronde quella di una crisi con venti di guerra è una circostanza del tutto inedita per Unicredit che ha anche importanti interessi nevralgici in Russia. Con l’ingresso di Prodi nella pattuglia dei superconsulenti europeisti Unicredit tenta intende forse equilibrare – con diplomazia – il suo posizionamento strategico nell’area.

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