Unhcr, aumentano i rischi per i migranti che s’imbarcano verso l’Ue

6 Agosto 2018, di Alberto Battaglia

L’azione dei governi italiani dai ministri Marco Minniti a Matteo Salvini ha prodotto un deciso calo degli sbarchi di migranti in Italia, ma questo non si è tradotto in una minore incidenza di morti in mare, perlomeno in termini proporzionali.

E’ quanto ha sottolineato l’agenzia Onu per i rifugiati, Unhcr, affermando che nei primi 7 mesi dell’anno sono morti oltre 1.500 migranti. Nei soli mesi di giugno e luglio ne sono annegati 850. Ad aver tentato la traversata sono state 60mila persone, circa la metà rispetto a quelle dell’anno scorso; tuttavia, puntualizza l’Unhcr, quest’anno è morto un migrante ogni 31 imbarcati, mentre nel 2017 il rapporto era molto meno negativo, uno su 49. Detta altrimenti, si tratta di un incremento delle probabilità di esito fatale del 58%. Alla base di questo aumento dei rischi ci sarebbe innanzitutto la ricerca di nuove rotte più impervie da parte dei trafficanti. Secondo l’Unhcr la strategia di contrasto alle reti illegali non dev’essere focalizzata sul ridimensionamento o l’ostacolo delle operazioni di soccorso in mare, che l’agenzia Onu vorrebbe, al contrario, potenziate.

“Senza un percorso armonizzato e collaborativo, che unisca gli Stati costieri e le principali parti interessate del settore marittimo, siamo certi che vedremo continuare la tragedia del Mar Mediterraneo”, ha affermato Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo, “con così tante vite in gioco, è fondamentale dare ai nostri comandanti la certezza che saranno in grado di attraccare i passeggeri soccorsi, e in tal modo garantire che il principio di vecchia data del salvataggio delle persone in difficoltà in mare sia protetto”.

La critica che proviene da destra si concentra soprattutto sulla sicurezza dei porti libici, che le Ong non considerano adatti allo sbarco dei migranti recuperati nel Mediterraneo. Su questo fronte è intervenuto il direttore di AnalisiDifesa.it, Gianandrea Gaiani, critico proprio nei confronti dell’Unhcr:

“La vicenda dell’Asso 28”, la prima nave non libica ad aver condotto migranti salvati in mare nel Paese nordafricano, è stata “criticata dalle Ong e dalle diverse componenti della ‘industria dell’accoglienza’ (costata solo l’anno scorso ai contribuenti italiani oltre 4 miliardi) ma anche dall’ufficio di Roma dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) che non considerano la Libia un ‘porto sicuro’ ove sbarcare i migranto”, ha scritto Gaiani su Libero, “un’affermazione paradossale tenuto conto che tutti i migranti riportati indietro dalla Guardia costiera libica vengono accolti dal personale dell’Unhcr e dell’Organizzazione internazionale dei migranti (…). Il governo di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj non è solo riconosciuto dall’Onu ma è stato addirittura creato dal Palazzo di Vetro, che il 30 marzo 2016 ne ha disposto il trasferimento da Tunisi alla base navale di Abu Sittah, alle porte di Tripoli”.